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Spondilodiscite

Con il termine di spondilodiscite si definisce una patologia a carico vertebrale (spondilite) e discale (discite), inerente alla degenerazione patologica dei loro tessuti biologici, causata da un’ infezione da agente esterno.

Il paziente vede un coinvolgimento diverso se è nella giovane età compresa tra i 10 e i 20 anni rispetto ad un adulto oltre i 50 anni.

La differenza sostanziale sta che mentre nella fascia di età più giovane, i dischi intervertebrali sono ancora vascolarizzati, caratteristica che viene definitivamente a mancare attorno ai 20 anni.

Le infezioni di tipo discale e quindi le disciti, sono superiori alle spondiliti, proprio perché la vascolarizzazione del disco intervertebrale può veicolare l’agente patogeno, mentre nell’età adulta l’infezione avviene soprattutto per via ossea, dove invece la vascolarizzazione è permanente e per tanto le spondiliti saranno nettamente superiori alle disciti.

Spondilodiscite_02Il risultato è spesso similare perché il danno si estenderà per contiguità a entrambe le strutture, ma viene spontaneo capire che se si è bravi a fare una diagnosi precoce, la mirabilità della cura e la prognosi possono prendere strade ed aspetti diversi.

In entrambi i casi l’infezione porta ad un danno del tessuto biologico che subirà un erosione da agente patogeno, tale da distruggerne la struttura e a seconda di quanto il processo lesivo sia andato avanti e con quale grado di aggressività, si potrà riscontrare un cedimento anatomico che coinvolgerà anche le zone attigue.

Ci sono dei fattori di predisposizione alla patologia che possono essere indicati su un’ampia scala:

  • abuso di cortisone
  • insufficienza renale
  • insufficienza epatica
  • infezioni delle vie urinarie
  • infezioni cardiache
  • ipertensione arteriosa
  • diabete
  • interventi chirurgici vertebrali
  • malattie reumatiche
  • uso di sostanze stupefacenti che causino immunodeficienza.

La spondilodiscite può colpire qualunque porzione vertebrale, dalla zona cervicale a quella lombosacrale, ma statisticamente, circa il 65%, la zona maggiormente interessata è a carico del segmento lombare.

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Ma quale parte della zona vertebrale può essere colpita?

Come prima accennato, generalmente le strutture che vengono attaccate sono il disco intervertebrale (discite) e la parte ossea della vertebra (spondilite), ma essendo un processo infettivo può succedere che l’attacco venga esteso anche alle strutture contigue quali: il midollo spinale, le radici nervose, le meningi, le capsule articolari, la muscolatura di stretto rapporto.

I sintomi legati alla spondilodiscite sono molti, si presentano in base al tipo di agente patogeno che ha innescato la patologia e alle strutture danneggiate nell’attacco.

Il tutto si manifesterà con un’ intensità  sintomatologica che varia da soggetto a soggetto.

I segni e i sintomi più diffusa sono:

  • dolore
  • febbre
  • stanchezza
  • perdita di peso
  • contratture muscolari di tipo antalgiche
  • rigidità nei movimenti
  • riduzione della forza muscolare
  • riduzione della sensibilità
  • disfunzioni della mobilità viscerale e della continenza degli sfinteri (urina e feci).

Spondilodiscite 05Mentre i disturbi legati alla muscolatura e alla dolorabilità sono di facile comprensione, il resto dei sintomi elencati sono dati dal danno batterico, anatomico o compressivo per cedimento strutturale, che il segmento vertebrale può relazionare alle strutture nobili neurologiche contigue.

Gli agenti patogeni che possono generare una spondilodiscite sono molti e variano in percentuale di incidenza e possibilità di danno.

I tessuti vertebrali possono essere infettati per via ematica come già accennato precedentemente (70% dei casi circa), ma anche per inoculazione diretta, per contiguità, per situazioni di immunodepressione, come conseguenze di interventi chirurgici vertebrali.

Spondilodiscite_04I batteri che possono innescare la spondilodiscite e che hanno un’ incidenza maggiore nel nostro territorio, appartengono al complesso dei batteri piogeni, ovvero in grado di generare infezioni purulente e appartengono alla famiglia sia dei gram-positivi quanto dei gram-negativi:

  • streptococco aureus
  • streptococco
  • stafilococco coagulasi-negativo
  • escherichia coli
  • pseudomonas
  • enterococco
  • mycobacterium tuberculosis (responsabile della tubercolosi)
  • brucella (responsabile della brucellosi)

La spondilodiscite può essere provocata anche dai funghi quali:

  • candida
  • aspergillus

Solamente per nominarli, ma di incidenza rara, sono i parassiti:

  • echinococco granulosos
  • toxoplasma gondii.

La diagnosi

Spondilodiscite 06Nella diagnosi diventa fondamentale fare una buona anamnesi, raccogliere tutti i dati che il paziente possa fornire per capire se ci siano state infezioni, se ci siano stati dei fattori predisponenti, che sintomi si manifestano e in che modalità.

E’ importante lo studio delle analisi del sangue per individuare la presenza di una possibile infezione.

Fondamentale è la diagnostica per immagini che si avvarrà della RM, spesso associata a mezzo di contrasto.

Spondilodiscite 07La scintigrafia ossea con tecnesio 99 è molto utile, soprattutto se il paziente è impossibilitato ad effettuare una RM.

La TC si utilizzerà nel caso si voglia studiare bene i danni che la spondilodiscite abbia causato sulla struttura vertebrale.

La biopsia del tessuto infetto permetterà di individuare in maniera specifica, il tipo di agente patogeno che ha innescato la patologia, per poi mettere a disposizione del paziente una cura mirata.

La terapia

Spondilodiscite 08La terapia ha i suoi maggiori risultati in base alla tempestività della diagnosi e allo studio del fattore patogeno che l’ha generata.

Si parte con un approccio farmacologico mirato alla causa primaria dell’infezione, a questa si associa una terapia di immobilità, di scarico delle forze e del peso corporeo, utilizzando un busto decompressivo.

La fisioterapia e l’osteopatia sono importanti per gestire lo stato di salute fisico sia nella dolorabilità, sia nella perdita del movimento che del tono muscolare.

Nel caso in cui il danno della spondilodiscite sia eccessivamente grave, come un crollo vertebrale, come una suppurazione contigua alla radice nervosa o nel cono midollare, sarà necessario intervenire per mezzo della chirurgia, che sceglierà la tecnica più adeguata in base alla condizione e al disagio anatomo-funzionale a cui dovrà far fronte.

Anche in questo caso sarà necessario un periodo di riabilitazione, mirato al recupero del deficit patologico e delle conseguenze del post operatorio.

La spondilodiscite non va assolutamente sottovalutata, perché i danni che può lasciare sono potenzialmente gravi, però se presa tempestivamente, se curata con pazienza e costanza, si può tornare a fare una vita normale e piena di soddisfazioni.

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