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Spondilodiscite

Con il termine di spondilodiscite si definisce una patologia a carico vertebrale (spondilite) e discale (discite), inerente alla degenerazione patologica dei loro tessuti biologici, causata da un’ infezione da agente esterno.

Il paziente vede un coinvolgimento diverso se è nella giovane età compresa tra i 10 e i 20 anni rispetto ad un adulto oltre i 50 anni.

La differenza sostanziale sta che mentre nella fascia di età più giovane, i dischi intervertebrali sono ancora vascolarizzati, caratteristica che viene definitivamente a mancare attorno ai 20 anni.

Le infezioni di tipo discale e quindi le disciti, sono superiori alle spondiliti, proprio perché la vascolarizzazione del disco intervertebrale può veicolare l’agente patogeno, mentre nell’età adulta l’infezione avviene soprattutto per via ossea, dove invece la vascolarizzazione è permanente e per tanto le spondiliti saranno nettamente superiori alle disciti.

Spondilodiscite_02Il risultato è spesso similare perché il danno si estenderà per contiguità a entrambe le strutture, ma viene spontaneo capire che se si è bravi a fare una diagnosi precoce, la mirabilità della cura e la prognosi possono prendere strade ed aspetti diversi.

In entrambi i casi l’infezione porta ad un danno del tessuto biologico che subirà un erosione da agente patogeno, tale da distruggerne la struttura e a seconda di quanto il processo lesivo sia andato avanti e con quale grado di aggressività, si potrà riscontrare un cedimento anatomico che coinvolgerà anche le zone attigue.

Ci sono dei fattori di predisposizione alla patologia che possono essere indicati su un’ampia scala:

  • abuso di cortisone
  • insufficienza renale
  • insufficienza epatica
  • infezioni delle vie urinarie
  • infezioni cardiache
  • ipertensione arteriosa
  • diabete
  • interventi chirurgici vertebrali
  • malattie reumatiche
  • uso di sostanze stupefacenti che causino immunodeficienza.

La spondilodiscite può colpire qualunque porzione vertebrale, dalla zona cervicale a quella lombosacrale, ma statisticamente, circa il 65%, la zona maggiormente interessata è a carico del segmento lombare.

Spondilodiscite_03

Ma quale parte della zona vertebrale può essere colpita?

Come prima accennato, generalmente le strutture che vengono attaccate sono il disco intervertebrale (discite) e la parte ossea della vertebra (spondilite), ma essendo un processo infettivo può succedere che l’attacco venga esteso anche alle strutture contigue quali: il midollo spinale, le radici nervose, le meningi, le capsule articolari, la muscolatura di stretto rapporto.

I sintomi legati alla spondilodiscite sono molti, si presentano in base al tipo di agente patogeno che ha innescato la patologia e alle strutture danneggiate nell’attacco.

Il tutto si manifesterà con un’ intensità  sintomatologica che varia da soggetto a soggetto.

I segni e i sintomi più diffusa sono:

  • dolore
  • febbre
  • stanchezza
  • perdita di peso
  • contratture muscolari di tipo antalgiche
  • rigidità nei movimenti
  • riduzione della forza muscolare
  • riduzione della sensibilità
  • disfunzioni della mobilità viscerale e della continenza degli sfinteri (urina e feci).

Spondilodiscite 05Mentre i disturbi legati alla muscolatura e alla dolorabilità sono di facile comprensione, il resto dei sintomi elencati sono dati dal danno batterico, anatomico o compressivo per cedimento strutturale, che il segmento vertebrale può relazionare alle strutture nobili neurologiche contigue.

Gli agenti patogeni che possono generare una spondilodiscite sono molti e variano in percentuale di incidenza e possibilità di danno.

I tessuti vertebrali possono essere infettati per via ematica come già accennato precedentemente (70% dei casi circa), ma anche per inoculazione diretta, per contiguità, per situazioni di immunodepressione, come conseguenze di interventi chirurgici vertebrali.

Spondilodiscite_04I batteri che possono innescare la spondilodiscite e che hanno un’ incidenza maggiore nel nostro territorio, appartengono al complesso dei batteri piogeni, ovvero in grado di generare infezioni purulente e appartengono alla famiglia sia dei gram-positivi quanto dei gram-negativi:

  • streptococco aureus
  • streptococco
  • stafilococco coagulasi-negativo
  • escherichia coli
  • pseudomonas
  • enterococco
  • mycobacterium tuberculosis (responsabile della tubercolosi)
  • brucella (responsabile della brucellosi)

La spondilodiscite può essere provocata anche dai funghi quali:

  • candida
  • aspergillus

Solamente per nominarli, ma di incidenza rara, sono i parassiti:

  • echinococco granulosos
  • toxoplasma gondii.

La diagnosi

Spondilodiscite 06Nella diagnosi diventa fondamentale fare una buona anamnesi, raccogliere tutti i dati che il paziente possa fornire per capire se ci siano state infezioni, se ci siano stati dei fattori predisponenti, che sintomi si manifestano e in che modalità.

E’ importante lo studio delle analisi del sangue per individuare la presenza di una possibile infezione.

Fondamentale è la diagnostica per immagini che si avvarrà della RM, spesso associata a mezzo di contrasto.

Spondilodiscite 07La scintigrafia ossea con tecnesio 99 è molto utile, soprattutto se il paziente è impossibilitato ad effettuare una RM.

La TC si utilizzerà nel caso si voglia studiare bene i danni che la spondilodiscite abbia causato sulla struttura vertebrale.

La biopsia del tessuto infetto permetterà di individuare in maniera specifica, il tipo di agente patogeno che ha innescato la patologia, per poi mettere a disposizione del paziente una cura mirata.

La terapia

Spondilodiscite 08La terapia ha i suoi maggiori risultati in base alla tempestività della diagnosi e allo studio del fattore patogeno che l’ha generata.

Si parte con un approccio farmacologico mirato alla causa primaria dell’infezione, a questa si associa una terapia di immobilità, di scarico delle forze e del peso corporeo, utilizzando un busto decompressivo.

La fisioterapia e l’osteopatia sono importanti per gestire lo stato di salute fisico sia nella dolorabilità, sia nella perdita del movimento che del tono muscolare.

Nel caso in cui il danno della spondilodiscite sia eccessivamente grave, come un crollo vertebrale, come una suppurazione contigua alla radice nervosa o nel cono midollare, sarà necessario intervenire per mezzo della chirurgia, che sceglierà la tecnica più adeguata in base alla condizione e al disagio anatomo-funzionale a cui dovrà far fronte.

Anche in questo caso sarà necessario un periodo di riabilitazione, mirato al recupero del deficit patologico e delle conseguenze del post operatorio.

La spondilodiscite non va assolutamente sottovalutata, perché i danni che può lasciare sono potenzialmente gravi, però se presa tempestivamente, se curata con pazienza e costanza, si può tornare a fare una vita normale e piena di soddisfazioni.

Impingement della spalla subacromiale

Cos’è la sindrome da impingement subacromiale?

Impingement_spalla_01E’ un’affezione dolorosa della spalla molto comune, che si manifesta per una riduzione dello spazio tra due capi articolari, la testa dell’omero e l’acromion.

Questo spazio è fondamentale per il passaggio del muscolo sovraspinoso, nella porzione di giunzione miotendinea e per la presenza della borsa sottodeltoidea.

Entrambe le strutture sono molto ben innervate dalle fibre nocicettive e possono subire compressione e irritazione nel caso lo spazio di scorrimento diminuisca come vedremo più avanti.

Come è composta l’articolazione della spalla?

La spalla è composta da 5 articolazioni, 3 propriamente dette e 2 fisiologiche (o di scorrimento).

Nel campo delle professioni sanitarie vengono in gergo rinominate come 3 articolazioni vere e 2 articolazioni false.

Impingement_spalla_02Le 3 articolazioni propriamente dette sono:

  • l’articolazione gleno omerale (tra la testa dell’omero e la scapola – porzione della glena)
  • l’articolazione acromion clavicolare (tra la clavicola e la scapola – porzione dell’acromion)
  • l’articolazione sterno clavicolare (tra lo sterno e la clavicola)

Le 2 articolazioni fisiologiche sono:

  • l’articolazione sottodeltoidea
  • l’articolazione scapolo toracica.

L’insieme delle 5 articolazioni che compongono la spalla, permettono di relazionare il braccio rispetto al torace, di compiere i movimenti in ogni piano dello spazio e di sommare gli stessi movimenti tra di loro.

Le 3 articolazioni vere sono la congiunzione fra 2 porzioni ossee diverse tra di loro, con lo scopo di creare un movimento specifico a seconda delle diverse conformazioni articolari.

Le 2 articolazioni false servono a creare una superficie di scorrimento tra tessuti molli, per migliorare l’efficacia del movimento stesso, diminuendone gli attriti.

Quali movimenti può fare la spalla?

Impingement_spalla_03Nello specifico, i movimenti che la spalla può compiere sono:

  • elevazione anteriore (flessione)
  • elevazione posteriore (estensione)
  • abduzione (elevazione laterale)
  • adduzione (depressione mediale)
  • rotazione esterna
  • rotazione interna
  • circonduzione

La scala dei movimenti elencati è complessa, soprattutto perché vede la necessità di armonizzare e rendere corale la sincronizzazione delle 5 articolazioni che entrano in gioco e della colonna vertebrale, la quale deve coadiuvare i movimenti nei sui valori più elevati.

La complessità biomeccanica della spalla, risiede negli accomodamenti e nel gioco muscolare che deve fare, in modo che l’ articolazione venga comunque sostenuta e ancorata, associandone la mobilità legamentosa e capsulare.

Chi ne guida i movimenti?

Impingement_spalla_04I movimenti sono guidati da serie muscolari che agiscono quasi mai in maniera isolata, ma sempre in modo corale per creare nel movimento maggiore, una serie di accomodamenti minori capaci di stabilizzare la spalla e di adattarla sia ai gradi di movimento, che ai piani di sviluppo articolare interagenti.

La testa dell’omero deve essere richiamata ad una coaptazione rispetto alla glena della scapola, ma sufficientemente distanziata nei rapporti con il tetto acromiale, sotto il quale ci passa la porzione miotendinea e il tendine stesso del m.sovraspinso.

La cuffia dei rotatori, formata dall’unione di relazione rotatoria minore ma equilibratrice della testa dell’omero, è di ben 4 muscoli:

  • m.sovraspinoso
  • m.sottospinoso (m.infraspinato)
  • m.picco rotondo
  • m.sottoscapolare

Questi 4 muscoli adattano le rotazioni e la coaptazione della testa dell’omero nei confronti della glena, mantenendola sufficientemente distante dall’acromion e permettendo l’adattamento dell’articolazione gleno omerale per proseguire nell’aumento dei gradi articolari, soprattutto in abduzione e in elevazione anteriore.

Da non dimenticare che fondamentali sono le articolazioni di scorrimento, sottodeltoidea e scapolo-toracica, per far si che il movimento subisca meno attriti possibili.

Quali sono i sintomi di una sindrome da impingment della spalla?

I sintomi si manifestano con un dolore alla spalla che può variare di posizione, manifestandosi sulla zona sopra acromiale, nella zona deltoidea, anteriormente al capo lungo del bicipite.

Queste zone di dolore non devono per forza essere isolate, ma possono anche sommarsi tra di loro.

Impingement_spalla_05Il dolore si associa frequentemente ad una riduzione di mobilità articolare, ad una diminuzione della forza e della resistenza, dando un senso di astenia al braccio.

Il riposo non sempre porta un giovamento, anzi il dormire sulla spalla, o il poggiarcisi su di una poltrona o sul divano, possono notevolmente peggiorare la sintomatologia in maniera repentina.

La necessità di scaricare il peso del braccio e quindi di dargli sostegno, diventa quasi un automatismo nelle attività di vita quotidiane.

I movimenti articolari maggiormente limitati sono la flessione e quindi l’incapacità o lo sforzo eccessivo per alzare il braccio sopra la testa su di un piano sagittale; l’abduzione e quindi la resistenza ad alzare il braccio sopra la testa su di un piano frontale; i movimenti di rotazione esterna ed interna, tanto ti tipo grossolano, quanto nei movimenti fini, quindi la difficoltà nel pettinarsi (movimento mano testa) o nell’allacciarsi il reggiseno (movimento mano schiena).

Il dolore di spalla porta spesso anche un compenso della zona cervicale e dorsale, instaurando dolori spesso di origine muscolare per contrattura, nell’area del trapezio e della parte interna della scapola.

Non è raro ritrovare una zona di dolenzia sul gomito, qualora la problematica della spalla dovesse perdurare nel tempo.

Quali sono i fattori scatenanti?

Impingement_spalla_06La sindrome da impingement viene attivata dalla risalita della testa dell’omero che si avvicina alla parte inferiore dell’acromion, creando un problema sia per quanto riguarda il movimento filologico articolare, sia per lo schiacciamento e l’irritazione della borsa sottodeltoidea nella sua porzione acromiale, sia per la compressione del tendine del m.sovraspinoso.

La condizione di riduzione dello spazio periarticolare e quella della compressione dei tessuti molli, portano a sfuggire dal movimento fisiologico perché risulterebbe dolente all’esecuzione, causando l’instaurarsi di attività compensatorie, come ad esempio l’ abduzione della spalla con il braccio in atteggiamento di intrarotazione, attivando dei muscoli non predisposti a compiere quel tipo di gesto, causandone uno stato di tensione spesso dolente.

Impingement_spalla_07 Impingement_spalla_08La causa si può ritrovare anche in una perdita di idratazione della borsa deltoidea, che perde il suo trofismo e volume, diminuendo nettamente la capacità si attutire le compressioni del movimento articolare.

Le posture in cifosi con una chiusura delle spalle in avanti, possono dare la predisposizione ad una sindrome da impingement per il cambiamento di angolazione tra la clavicola e la scapola, cosi come il basculamento anomalo della scapola sul torace stesso.

 

Quest’anomalia posturale porterà a far attivare maggiormente la catena muscolare intrarotatoria della spalla, diminuendo l’efficacia delle componenti extrarotatorie, costrette a lavorare in maniera eccentrica.

Il tutto si tradurrà in una perdita di efficacia nella sinergia della cuffia dei rotatori, che lascerà spazio al muscolo deltoide e al capo lungo del bicipite di lavorare con maggior vigore, traslando la testa dell’omero verso l’alto.

Impingement_spalla_09La lesione parziale, o molto peggio totale, di una o più porzioni dei tendini della cuffia dei rotatori, causerà una perdita di funzione, creando uno squilibrio a favore del deltoide e del capo lungo del bicipite, che favoriranno la risalita della testa dell’omero verso l’alto.

Ovviamente non mancano le nozioni di trauma che possono danneggiare l’anatomia di una delle strutture fino ad esso discusse, o limitarne il funzionamento, per creare l’instaurarsi della sindrome da impingement subacromiale.

Come si fa diagnosi?

La diagnosi si basa su un’anamnesi accurata raccogliendo informazioni tali per capire quando il problema si sia manifestato, come abbia avuto inizio e quali possano essere state le cause esterne valutabili (lavori fisici, attività sportiva, traumi, posture alterate e prolungate nel tempo).

Seguirà un’esame valutativo clinico che si farà forte di una serie di test, in grado di studiare:

  • le escursioni articolari nella loro completezza o nella loro limitazione
  • le capacità di attivazione muscolare, valutabili nella forza e nella resistenza
  • l’individuazione dello stato di salute di legamenti e capsule articolari
  • il dolore evocato valutandolo in riferimento ai punti critici della patologia.

Impingement_spalla_10Diventa fondamentale l’aiuto della RM di spalla per poter studiare lo stato anatomico dei tessuti muscolo tendinei, capsulo legamentosi e sierosi.

Può risultare utile lo studio radiografico della spalla per individuare la posizione della testa dell’omero rispetto al tetto acetabolare e l’eventuale presenza di segni artrosici articolari; sarebbe ancora più utile se la radiografa fosse accompagnata da una ecografia dei tessuti molli, in maniera da avere un quadro esaustivo, anche se non preciso nella sua espressione massima.

Gli esami clinici e quelli diagnostici per immagini, ci rendono certi della presenza della patologia e capaci a questo punto di indirizzare il paziente verso la cura appropriata, dando una prognosi coerente con lo stato di salute.

Quali sono le cure?

La cura per la sindrome da impingement subacromiale, vede varie strade percorribili, concepite a seconda dell’integrità anatomica in cui si presenta la spalla.

Possono essere usati antinfiammatori non steroidei, spesso associati a miorilassanti e in alcune occasioni, si può fare ricorso ai cortisonici e agli antidolorifici.

Non sono pochi i casi in cui vengano utilizzate terapie farmacologiche infiltrative con un mix di farmaci ai quali non di rado viene aggiunto anche un anestetico locale.

Impingement_spalla_11La fisioterapia e l’osteopatia sono fondamentali per recuperare la funzione persa della spalla, migliorandone il posizionamento anatomico dei capi articolari, riequilibrando le catene muscolari per forza e capacità di attivazione.

Sono entrambe molto utili per abbassare la soglia del dolore, mitigandone gli effetti a cascata su tutte le strutture di relazione.

La chirurgia è la soluzione ultima a cui si arriva nel caso di un danno anatomico importante e non compensabile dal resto delle terapie sopracitate.

Impingement_spalla_12I tipi di intervento sono molti e saranno scelti in base al quadro di danno anatomico presente e in base alle abitudini di preferenza del chirurgo.

La maggior parte degli interventi vengono fatti in artroscopia e sono di tipo ricostruttivo-riparativo.

Certo è che dopo un intervento chirurgico ci sia bisogno di un periodo di riposo e di recupero riabilitativo, per poter ritrovare la miglior condizione fisica possibile.

 

Abbiamo esaminato a fondo la sindrome da impingement subacromiale, ci è ormai chiaro quali sono le problematiche che manifestano e il tipo di inabilità riscontrata nella quotidianità, non facciamoci sorprendere, abbiamo tutte le possibilità per affrontarla nel migliore dei modi, salvaguardando la qualità della nostra vita quotidiana.

Stenosi cervicale

La stenosi cervicale è una riduzione del volume del canale midollare, zona intima della colonna vertebrale che ospita l’alloggiamento del midollo spinale, la porzione di emergenza delle radici nervose anteriori e posteriori (per il trasporto delle informazioni motorie e sensitive), il pacchetto vascolare arterioso e venoso di relazione.

Stenosi_cervicale_01La stenosi cervicale si può manifestare in un segmento specifico della cervicale o su più segmenti vertebrali.

Può presentarsi per una modificazione congenita, per un trauma importante, per forme benigne o meno di neoformazioni, per patologie artritiche, per una degenerazione della porzione ossea, per discopatie, per alterazioni legamentose, per cambiamenti posturali.

Tralasciando la parte di malformazione congenita, traumatica, tumorale, le quali meritano un articolo a se, parliamo adesso dell’eziopatogenesi degenerativa.

Stenosi_cervicale_02Il canale midollare ha una sua ampiezza predefinita che deve mantenere il suo volume interno al variare della posizione e del movimento del segmento vertebrale.

Il canale vertebrale viene circoscritto dalle lamine vertebrali, dalle porzioni interne articolari, dai peduncoli, dalla porzione posteriore del corpo vertebrale, dal legamento longitudinale posteriore, dai legamenti gialli e dalla porzione posteriore del disco intervertebrale.

Quali sono le cause del restringimento?

  • Artrosi cervicale
  • Ernia cervicale
  • Fibrosi dei legamenti gialli
  • Osteofitosi interna
  • Verticalizzazione del segmento cervicale

Molte di queste eziopatogenesi sono la naturale conseguenza dell’usura che il tempo ci riserva con l’andare avanti dell’età, va però specificato che possono essere più importanti e rischiose se l’evoluzione è aumentata da fattori predisponenti di vita quotidiana e di attività lavorative.

Una nota di interesse è rispetto all’ernia discale.

Il danno del disco ha molteplici variabili e il suo affacciarsi nel canale midollare sarà più o meno grave a seconda del volume dell’ernia, alla sua posizione e se sia un’ernia molle perché ancora idratata o un ernia dura perché disidratata e fibrotizzata.

Che sintomi si possono manifestare?

Stenosi_cervicale_03La sintomatologia varia per tipo di dolore e per zona di manifestazione:

  • Dolori neurologici periferici che possano associarsi ad alterazione della sensibilità, della forza e del trofismo muscolare stesso, con distretti di manifestazione che variano a seconda del metamero coinvolto, andando dalla zona nucale alle braccia, alle scapole
  • Alterazione della vitalità neurologica per compressione diretta del midollo con estensione della manifestazione mielopatica dalla porzione cervicale a scendere verso i tratti della colonna più bassi all’aumentare della gravità della pressione, causando riduzione della forza e diminuzione della massa muscolare, alterazione della sensibilità, bruciore, intorpidimento, difficoltà nella coordinazione del movimento
  • Dolore cervicale locale e irradiato a seconda dello stato di tensione e contrattura antalgica muscolare. Il dolore aumenterà al movimento e diminuirà velocemente a riposo
  • Rigidità al movimento, non di rado si può associare una tensione sottonucale, giramenti di testa e nausee
  • Si può riscontrare il segno di Lhermitte, ovvero una sensazione di scarica elettrica che si irradia dal collo lungo la colonna vertebrale durante la flessione in avanti del capo e della cervicale. Questo segno indica la presenza di una sofferenza midollare dove vengono coinvolte le radici posteriori dei nervi spinali.

Stenosi_cervicale_04Come si definisce la gravità di questa patologia?

La gravità si stabilisce rispetto ai tipi di sintomi manifesti, più la patologia coinvolgerà la porzione neurologica, più sarà importante lo stato di avanzamento della stenosi cervicale.

Anche qui va sottolineato che i sintomi neurologici periferici a carico delle radici nervose locali, sono ad uno step di tolleranza, rispetto ai sintomi midollari ben più gravi, che possono coinvolgere anche il tronco e gli arti inferiori.

Quali sono gli esami diagnostici utilizzati?

La diagnosi della stenosi del canale midollare vede come esame principe la RM del segmento cervicale, capace di analizzare i tessuti molli discali, legamentosi, midollari e radicolari nel loro stato di salute anatomico rispetto alla dimensione del canale midollare nelle sue varie porzioni descritte all’inizio dell’articolo.

Stenosi_cervicale_05Anche l’esame TC ha un’ottima valenza per studiare lo stato in essere soprattutto della struttura ossea che compone il canale midollare e lo stato di sviluppo di osteofiti articolari.

Può risultare utile anche un esame elettromiografico per vedere la capacità di attivazione e di risposta delle placche motrici periferiche.

Sarà necessario fare un’attenta analisi dei riflessi osteotendinei e della loro risposta, sia se inibiti tanto se iperattivati.

Quale tipo di terapia può essere applicata?

La stenosi del canale cervicale può essere approcciata in molti modi e può combinare contemporaneamente una o più terapie tra di loro. A livello farmacologico vengono spesso utilizzati antinfiammatori, preferibilmente fans, quando si ha la necessità di combattere l’infiammazione locale sviluppatasi, ma in alcune situazioni non è da escludere l’utilizzo di cortisonici quando sia utile ridurre la componente edematosa che l’infiammazione stessa può esacerbare.

Possono essere usati i miorilassanti quando si sviluppano contratture e tensioni muscolari, per via del dolore e del cattivo compenso muscolare.

Non sono pochi i casi dove si ricorre agli antidolorifici per ridurre la soglia percepita e la soglia di attivazione del dolore.

La fisioterapia e l’osteopatia sono molto utili quando la stenosi è causata dalla presenza compressiva di tessuti molli, discopatie o artrosi delle faccette articolari.

Riescono ad applicare terapie manuali capaci di mantenere attivo il trofismo biologico dei nervi periferici interessati e mantenere uno stato di efficienza della muscolatura, la quale andrebbe incontro a ipotrofia da riduzione dell’attività fisica e dalla deficitaria innervazione motoria.

La fisioterapia così come l’osteopatia sono necessarie per mantenere efficienti le funzioni vertebrali e creare i giusti compensi necessari per deviare le linee dinamiche e di carico della zona stenotica.

Nei casi più gravi non è da escludere l’intervento chirurgico per decomprimere la zona midollare, in tutte quelle situazioni dove la stenosi sia di tipo duro e quindi irriducibile, con manifestazioni cliniche importanti e rischi di denervazione o di mielopatie.

La stenosi del canale cervicale è una patologia molto seria ma può essere diagnosticata in tempo, tanto da gestirla nel migliore dei modi e rallentare o bloccare il suo percorso patologico. Il nostro corpo ci invia messaggi di disagio cercando di comunicarci qualcosa, diamo ascolto ai nostri sintomi e non trascuriamoli, è il modo più efficace per prevenire e curare le affezioni che nel corso della vita si affacciano.

Ginocchio valgo, ginocchio varo

Ginocchio_valgo_varo_01Il valgismo ed il verismo del ginocchio sono due alterazioni di posizione dei capi di giunzione articolare, ovvero femore e tibia, che perdono la loro ottimale angolazione di incontro, andando a portare il ginocchio più vicino alla linea centrale del corpo nel caso del valgismo, oppure più lontano alla linea centrale del corpo nel caso del varismo.

Il ginocchio é un’articolazione dove i capi articolari sono appoggiati tra di loro, contenuti da capsule e legamenti, pertanto godono di un equilibrio sempre condizionato da fattori contigui, diverso invece sarebbe se fosse stata un’articolazione ad incastro come ad esempio quella dell’articolazione dell’anca dove la stabilità è molto maggiore.

Ginocchio_valgo_varo_02Il valgismo e il varismo possono essere anche notati per l’allontanamento delle caviglie tra di loro nel valgismo, mentre nel varismo avremo l’ allontanamento delle ginocchia tra di loro.

Il valgismo e il varismo generalmente si manifestano bilateralmente, ma non sono pochi i casi dove la deformazione sia a carico di un solo emilato.

Il ginocchio ha un asse leggermente diverso tra il maschio e la femmina e ciò è la risultante della diversa conformazione del bacino, più stretto nell’uomo e più largo nella donna.

La forma del ginocchio stesso é data dalla dalla risultante delle conformazioni del bacino, della testa del femore, della dialisi femorale, della tibia, della pinza malleolare rispetto all’astragalo e del calcagno.

Ginocchio_valgo_varo_03Adesso diventa chiaro quanto sia delicato l’equilibrio tra le strutture anatomiche della persona e le linee di gravità che comandano la nostra quotidianità biomeccanica statica e dinamica.

Insieme al valgismo e al varismo va considerato che ci sono modificazioni di accomodamento dell’articolazione nei 3 piani delle spazio, quindi insieme alla deviazione sul piano frontale, avremmo degli accomodamenti anche in rotazione (piano orizzontale) e in flesso-estensione (piano sagittale).

Questi compensi verranno mediati in primo luogo dalle strutture articolari mobili quali il perone, la pinza malleolare e la sottoastagalica, il calcagno, ovvero quelle strutture osteo-articolari che hanno una grossa capacità di accomodamento nella distribuzione dei carichi per favorire la mobilità e l’appoggio.

Fatto un quadro generale sul valgismo e sul varismo cerchiamo di capire quali possono essere le cause di queste alterazioni articolari.

Le cause

Le cause sono molte e di natura diversa, legate all’età in cui si manifestano ed evolvono.

  • Ginocchio_valgo_varo_04L’allineamento della testa del femore, della dialisi femorale e della tibia, crea il passaggio dei carichi delle linee di forza fino allo scarico a terra. Un alterazione di questi allineamenti creerà la predisposizione allo sviluppo e al consolidamento del ginocchio in valgismo o in varismo, a seconda se le deviazioni siano spostate verso l’interno o verso l’esterno della linea mediana.
  • Infezioni o traumi che possano aver pregiudicato la normale biologia delle cartilagini di accrescimento (zone ossee predisposte a dare lo starter di crescita all’osso in tutto l’arco di sviluppo), arrecandone un danno che porti ad una calcificazione o ad un’ossificazione prematura sconvolgendone l’equilibrio di sviluppo locale osseo.
  • Debolezza muscolare di una o più muscoli che portino a favorire la deviazione per trazione dei capi articolari rispetto ad un asse di equilibrio naturale. Può essere causato non solo dai gruppi muscolari mediali o laterali, tipici del valgismo o del varismo, ma anche di quei gruppi che, come avevo accennato precedentemente, portano a dei compensi in uno dei tre piani dello spazio e che contribuiscono a favorire il valgismo o il varismo stesso.
  • Traumi fratturativi che si risolvano con un cattivo allineamento dei monconi ossei, tanto da creare una deviazione e un cambiamento di asse permanente con ripercussioni inevitabili sulla normale posizione del ginocchio
  • Traumi distorsivi del ginocchio che comportino un danno parziale o totale delle strutture capsulolegamentose, tanto da non riuscire più a Ginocchio_valgo_varo_05contenere in maniera congrua l’articolazione e da sostenerla e guidarla negli appoggi e/o nella dinamica del movimento, con la conseguenza di una deviazione assiale del ginocchio.
  • Artrosi del ginocchio che porti ad una riduzione delle cartilagini articolari, un assottigliamento dei menischi per meniscosi, con una conseguente riduzione degli spazi articolari che raramente si manifestano in maniera uguale ed equilibrata tra il compartimento articolare esterno ed interno, creando così una deviazione del ginocchio, in diretta relazioni rispetto al compartimento del ginocchio che abbia perso altezza.
  • Non sono da sottovalutare le disfunzioni metaboliche che possano portare a rachitismo o comunque ad un cambiamento, per insufficiente nutrizione delle cellule predisposte all’accrescimento e al mantenimento della salute delle strutture ossee, cartilaginee, muscolari, connettivali.
  • L’ obesità è una delle cause che portano con facilità ad una deviazione del ginocchio, che costretto a sopportare un aumento di peso eccessivo, non oppone sufficiente resistenza alle forze che si concentrano sull’articolazione.

Ma cosa comporta aver un ginocchio valgo o un ginocchio varo?

I problemi si posizionano su livelli posturali, biomeccanici, sintomatologici e patologici.

La postura si altera cercando un adattamento sia sullo scarico a terra e quindi tramite il piede, modificando l’adattamento degli archi plantari e delle testa metatarsali, portando ad alterazioni sulla spinta durante il passo e al trasferimento del movimento dalla zona del retropiede alla zona dell’avampiede.

Il calcagno soffrirà nel cercare un equilibrio posticcio per scaricare il peso del corpo a terra (ricordo che il calcagno scarica da solo l’ 80% del peso corporeo che si presenta al piede).

Ginocchio_valgo_varo_06Le ginocchia stesse e le anche troveranno un adattamento in flesso estensione e in rotazione, tanto da ricreare una sinergia compensatoria tra le catene muscolari.

La postura dell’arto inferiore cercherà di scaricare il più possibile il ruolo adattativo anche sulla cerniera lombo sacrale e sul bacino.

Il movimento che si creerà sarà quindi funzionale ma non armonico portando in stress sia la muscolatura, che andrà incontro a contratture o a predisposizioni allo stiramento e agli strappi, sia le porzioni legamentose contenitive, che saranno soggette a tensione aumentata e quindi predisposte ad eventi distorsivi e ad elongazioni con perdita di stabilità della struttura.

I menischi del ginocchio subiranno un cambiamento di appoggio, di sostegno e di movimento che li porterà a subire una degenerazione precoce, fino alla rottura parziale o totale della zona meniscale che risentirà maggiormente dei cambiamenti descritti fin qui.

Ginocchio_valgo_varo_07Si potrà sviluppare con maggior precocità un’artrosi femoro tibiale e femoro rotulea con un consumo cartilagineo che minerà lo stato di salute articolare e la sua funzione, con un’ instaurarsi di dolori e impotenza muscolare.

La diagnosi

La diagnosi sarà basta su un esame clinico visivo in posizione eretta o supina, dove si valuterà la posizione delle ginocchia e delle caviglie rispetto alla linea mediana.

Nei casi particolarmente evidenti è consigliabile anche un esame radiografico degli arti inferiori e del bacino, per poter valutare la rima articolare delle ginocchia, rispetto all’ angolo coxo-femorale e alla conformazione del bacino, in maniera da avere un quadro sufficientemente preciso sullo stato in essere dei punti chiavi da indagare.

L’esame clinico sarà necessario per indagare se il ginocchio abbia perso di stabilità capsulo legamentosa e per capire se ci sono dei sintomi nascosti, muscolari, tendinei, meniscali, posturali che possano creare delle condizioni di predisposizione patologica immediata o futura.

La terapia

La terapia sarà differente se considerata in età evolutiva o in età adulta.

In età evolutiva sarà mirata a ricondizionare l’assetto del ginocchio in modo da recuperare il giusto posizionamento dei capi articolari.

Sarà fatto monitorizzando le cartilagini di accrescimento e il loro stato di salute, riducendo il peso, nel caso in cui ci sia una tendenza all’obesità oppure un’ obesità conclamata.

Sarà importante studiare anche l’alimentazione e lo stato ormonale in caso ci sia una forma di rachitismo o di riduzione dello sviluppo evolutivo.

Sempre rimanendo sui bambini si cercherà di corregge la postura del ginocchio rispetto al bacino alla zona di passaggio vertebrale tra le curve di cifosi e lordosi, rispetto al l’appoggio dei piedi e agli archi plantari.

Sarà necessario correggere il bilanciamento muscolare tra i gruppi antagonisti ed agonisti in modo da portare in sinergia le forze agenti sull’assetto dell’articolazione del ginocchio.

Ginocchio_valgo_varo_08Negli adulti la situazione diventa più preventiva nei riguardi dello sviluppo di patologie secondarie future, piuttosto che correttiva come nei bambini; gli adulti avendo ormai strutturato la loro deformazione in valgismo o varismo che sia, vanno indirizzati nell’evitare che questa condizione possa creare alterazioni anatomiche di tipo artrosico, meniscali, legamentose e capsulari, con la comparsa di dolori di tipo infiammatori o compressivi-distrattivi, tipici di queste situazioni.

Gli interventi saranno guidati dalla fisioterapia o dal l’osteopatia che correggeranno le disfunzioni articolari, muscolari, dei tessuti connettivi di giunzione e di rinforzo, la postura vertebrale, in maniera da bilanciare l’organismo e di tenero in equilibrio il più possibile.

Non è da sottovalutare l’utilizzo di plantari di sostegno e di tutori articolati contenitivi del ginocchio, per evitare lo stress nei lunghi periodi di attività fisica delle articolazioni protagoniste.

Nei casi dove sarà evidente un’ infiammazione o una sofferenza cartilaginea sarà possibile intervenire farmacologicamente con l’utilizzo di antinfiammatori e acido ialuronico.

Ginocchio_valgo_varo_09La chirurgia ha un suo peso specifico con l’osteotomia devalgizzante o devarizzante, capace di recuperare i gradi necessari a riportare in equilibrio l’articolazione del ginocchio.

È un intervento complesso che può dare dei grandi risultati, ma va effettuato solo nei casi eclatanti di gravi cambiamenti angolari e di forti ripercussioni sullo stato di salute ortopedico del paziente.

Il ginocchio valgo/varo, può esse affrontato, curato o gestito nel trascorrere del tempo, i mezzi ci sono e sono validi, ascoltiamo il nostro corpo, guardiamolo e ne trarremo grandi benefici.

Prevenzione e terapia

PREVENZIONE E TERAPIA_01La prevenzione e la terapia sono due facce della stessa medaglia che mirano alla gestione della salute del cittadino, in forme diverse ma complementari, che se unite tra di loro danno il massimo del risultato nel breve, medio e lungo periodo, in rapporto alla degenerazione biologica del corpo umano, inevitabile per il tempo che passa, per le attività di vita quotidiana e gli ambienti in cui viviamo.

C’è un’enorme differenza tra lasciare a se, o peggio trascurare il proprio corpo nel suo decadimento, affrontando le patologie nel momento in cui si manifestano e monitorare lo stato di salute con costanza ma senza eccessi, accorgendosi per tempo dei cambiamenti patologici che insorgono nell’organismo.

Cerchiamo di capire insieme questo importante argomento.

PREVENZIONE E TERAPIA_02La prevenzione ha il compito di ridurre la forza distruttiva della patologia agendo sul principio che prima la si riesce a diagnosticare e meglio la si può affrontare, tale concetto si basa su molteplici fattori quali:

  • diagnosi precoce che permette di mettere in campo una terapia mirata da subito
  • riduzione e contenimento dei danni biologici legati al tipo di patologia
  • gestione degli effetti collaterali
  • riduzione del rischio di morbilità con organi di relazione diretta e indiretta.

La prevenzione si costituisce di 3 stadi fondamentali e di 1 aggiuntivo.

Prevenzione primaria

Si promuove la salute al cittadino mediante regole di buon comportamento su ogni fronte:

  • alimentazione
  • norme igieniche
  • posture lavorative corrette
  • attività fisica
  • riposo
  • fattori di rischio batterico virali
  • fattori di rischio biologici
  • emotività e aspetti psicologici

Prevenzione secondaria

Si basa sulla diagnosi precoce, concetto per il quale non si evita l’insorgenza della patologia, ma si cerca si individuarla nei suoi stadi primari, tanto da poterla aggredire e gestire con tutta la capacità terapeutica a nostra disposizione.

Dobbiamo riflettere sul fatto che le malattie hanno un loro sviluppo, queste stesse possono convivere con la biologia della persona fino ad un certo punto, individuale per ogni tipo di patologia rispetto alla persona nella quale si sviluppa, oltre il quale la patologia prende il sopravvento arrecando danni in molti casi irreparabili.

Prevenzione terziaria

Si occupa di evitare la comparsa di complicanze e recidive rispetto alla patologia insorta e già riscontrata.

È facile intuire che la malattia può essere aggredita e in molti casi sconfitta, ma senza prevenzione terziaria non si può evitare che si ripresenti o che sviluppi delle complicanze legate all’organo stesso o a quelli contigui, così come non si potrebbe evitare che si sviluppi la stessa patologia recidivando.

La prevenzione quaternaria

Sviluppa il concetto di ipermedicalizzazione, ovvero l’eccesso di utilizzo di accortezze, di farmaci e di cure in generale, possono essere anche loro una fonte di sviluppo di patologie, perché il corpo va aiutato nel momento del bisogno e va tutelato da quelli che sono i fattori di rischio, ma non va sostituita l’autonomia biologica nella gestione della malattia oltre misura.

Ben diverso è il concetto di terapia, che vede varie forme di applicazione.

PREVENZIONE E TERAPIA_03La terapia mira ad affrontare una patologia nella sua genesi e nella relazione che essa ha all’interno dell’organismo e della struttura dove si é sviluppata.

Il trattamento terapeutico non si limita a curare solamente la patologia ma anche le complicanze che essa stessa può causare.

In alcuni casi la cura è riparativa o sostitutiva dei danni manifesti, che non sono reversibili in maniera spontanea.

È d’obbligo ricordare che non tutti i tessuti umani rigenerano, pertanto sarà il tessuto stesso che accoglie la patologia a determinare uno dei fattori di gravità.

Le terapie si dividono in varie forme:

  • farmacologiche
  • fisioterapiche / riabilitative
  • chirurgiche

Queste prime 3 categorie sono legate alla cura fisica del paziente, tanto per far regredire una patologia, tanto per debellarla definitivamente, tanto per circoscriverla.

  • psicologiche

PREVENZIONE E TERAPIA_04Servono a gestire la salute mentale ed emotiva della persona che il più delle volte riporta delle interazioni spiacevoli con la fisicità del corpo.

  • palliative

Sono terapie che alleviano i sintomi ma non sono curative, ovvero riducono gli effetti che la patologia provoca sul corpo del paziente, ma non sono in grado di curarne la forma per ridurla o debellarla.

  • preventive

Sono tutte quelle cure al servizio della prevenzione di malattie che, senza il supporto farmacologico, potrebbero manifestarsi nella loro massima espressione.

Le terapie preventive possono quindi evitare che una patologia si presenti e possono ridurne gli effetti nel momento in cui venissero a manifestarsi.

Dopo questa rappresentazione della prevenzione e della terapia, diventa più nitida la necessità di farle convivere insieme ed è importante imparare che la paura della malattia e il non volerla affrontare, diventa una causa stessa dello sviluppo della malattia stessa.

PREVENZIONE E TERAPIALa prevenzione è assolutamente la nostra migliore alleata, non dobbiamo temerla perché se facendo prevenzione il nostro corpo risulterà sano ne saremo felici, ma se nel controllarci risulterà qualcosa di alterato, saremo stati fortunati nel diagnosticarla precocemente, avvantaggiati nella risposta delle cure e quindi nella guarigione.

La prevenzione e la terapia sono a nostra disposizione…..utilizziamole per avere una qualità della vita migliore è una longevità superiore.

Asma

asma_01L’asma è una patologia cronica ostruttiva reversibile delle vie aeree.

I bronchi sono soggetti ad una infiammazione cronica e parallelamente la loro muscolatura liscia (governata dal sistema nervoso autonomo) va in contrazione.

asma_02Queste due condizioni provocano:

  • una iperattività bronchiale
  • un aumento di liquido interstiziale (edema)
  • una produzione eccessiva di muco
  • una riduzione del passaggio del flusso d’aria.

L’asma mantiene un’attività patologica di base ma con un’alternanza di fasi che la vede in alcuni momenti asintomatica e in altri acuta.

asma_03Le via aeree sono simili ai rami di un albero, dove il tronco è la trachea e la chioma sono i polmoni.

Trachea – bronchi principali – bronchi lobari – bronchioli – alveoli polmonari.

Tutto il sistema respiratorio che va dai bronchi agli alveoli è contenuto all’interno dei polmoni.

Gli alveoli sono il punto di interscambio tra il sangue e l’aria, qui il sangue viene liberato dall’anidride carbonica e ricaricato di ossigeno.

asma_04Il paziente asmatico sintomatico ha queste caratteristiche:

  • difficoltà nel respirare, può passare da una condizione di fame d’aria all’incapacità di respirare
  • il respiro è sibilante, si avverte un fischio sia in fase inspiratoria quanto in fase espiratoria
  • senso di affanno e di oppressione toracica
  • tosse stizzosa persistente

asma_05La sintomatologia ha varie sfumature di intensità e di aggressività, pertanto nelle fasi iniziali di insorgenza della malattia, non sempre ci si rende conto di quanto stia accadendo e non sempre il soggetto si preoccupa al punto da farsi visitare.

Il campanello d’allarme va ascoltato quando i sintomi si manifestano anche in maniera lieve, sia che si scatenino in gruppo e sia che si presentino singolarmente, con frequenza multipla mensile e soprattutto deve far riflettere il caso ove rispondano ai farmaci antiasmatici.

La patologia in questione è subdola perché rischia di creare un danno sommatorio ogniqualvolta si acutizza e non si riesce a sopirla in tempi rapidi, in quanto la diminuzione di ossigenazione crea problemi ai tessuti e in più rischia di danneggiare gli alveoli in maniera diretta.

Le cause della patologia sono molte e varie tra di loro:

  • familiarità e predisposizione genetica, la presenza nelle parentela diretta ci deve tenere in allerta sulla possibilità percentuale di sviluppo della malattia
  • allergie, il sistema immunitario si attiva in maniera forte e aggressiva nei confronti di uno o più agenti che rendono patologicamente sensibile il nostro organismo.

Nel caso dell’asma generalmente si associa anche ad altre sintomatologie come rinite, congiuntivite, ma non sarebbe per nulla strano trovare una crisi asmatica isolata rispetto ad una attivazione allergica.

asma_06Le allergie possono essere riferite a qualunque cosa come:

  • pollini, polveri, peli di animali, alimenti, tessuti etc etc etc.
  • ipersensibilità a fattori irritativi che non scatenano nessun tipo di allergia ma mettono in difficoltà il sistema respiratorio creandogli un forte disagio. Il fumo, lo smog, i pollini stessi cosi come gli acari, possono dare il via ad una acuzie asmatica pur non essendo il soggetto allergico
  • virus e batteri, nel momento in cui attaccano il sistema respiratorio causando una patologia diretta, possiamo trovare associata una forma asmatica che in questo caso diventa secondaria ad una infiammazione batterico/virale bronchiale, pertanto le bronchiti e peggio le polmoniti potranno manifestare in maniera secondaria una forma asmatica legata alla durata critica della patologia di innesco
  • esercizio fisico intenso e grosse emozioni come una forte risata, possono affaticare la muscolatura bronchiale e mandarla in spasmo con la riduzione di passaggio d’aria e ipersecrezione di muco
  • gravidanza, nelle donne asmatiche si può avere una incremento delle manifestazioni acute e un aumento dei sintomi manifesti. Tendenzialmente la situazione si ristabilirà nel periodo post partum.

Possiamo riassumere che le cause scatenanti dell’asma possono essere divise in due grosse categorie:

  • AMBIENTALI, ovvero tutto quello che circonda la persona e che accende la manifestazione clinico-sintomatica
  • INDIVIDUALI, vale a dire tutte quelle caratteristiche personali di incompatibilità con lo stato di buona salute del sistema respiratorio e che lo squilibra predisponendolo a una patologia asmatica, manifestandola.

asma_07Una nota a se merita l’asma provocata dal reflusso gastro-esofageo; il passaggio a ritroso di cibo e di succhi gastrici dallo stomaco all’esofago, mette il soggetto nella condizione di respirare una parziale quantità di molecole aeree degli acidi dello stomaco, che irritando i bronchi di un soggetto sensibile, può causare un attacco acuto di asma.

In questo caso la tosse si confonde tra quella causata dal reflusso gastro-esofageo e quella bronchiale per cercare di mobilizzare ed eliminare l’eccesso di muco che si produce.

Anche in questo caso come in ogni approccio diagnostico la raccolta dei dati (anamnesi) è fondamentale, bisogna cercare di capire e di catalogare i sintomi che il paziente racconta, vanno cercate delle relazioni parentali li ove siano presenti, va rappresentato il quadro di sofferenza nel tempo e nelle relazioni personali – ambientali.

Nel momento in cui si riesce ad inquadrare il campo di appartenenza della malattia, va sottoscritta scartando le possibili patologie similari ma non combacianti, tramite la diagnosi differenziale.

asma_08Per la diagnosi di asma un esame diretto di facile utilizzo e di poco impegno è la spirometria, esame per merito del quale si può misurare il cambiamento di volume del sistema respiratorio, utilizzando una inspirazione ed una espirazione massimale lenta.

I volumi polmonari variano in base all’età, al sesso e in rapporto alla stazza del paziente.

L’approccio terapeutico ha una primarietà farmacologica per poter tenere a bada l’evoluzione della malattia e limitare i danni nel tempo.

Dal momento in cui la diagnosi è conclamata, la cura va continuata anche in assenza di sintomi, perché ad ogni nuovo attacco acuto si rischia di arrecare dei danni sempre maggiori.

asma_09Vengono usati dei farmaci di fondo che si assumono in maniera continuativa per tenere sotto controllo la patologia e dei farmaci al bisogno da utilizzare per una reale necessità al momento dell’acutizzazione sintomatica.

Le categorie farmacologiche vanno divise a seconda che agiscano sull’infiammazione o se interagiscano con la muscolatura liscia bronchiale.

Vanno anche divisi e catalogati a seconda che si utilizzino per via inalatoria o per via sistemica.

asma_10Insieme alla cura farmacologica non va dimenticata una terapia manuale adatta, applicata dallo specialista, ad azione diretta e indiretta che possa aumentare la capacità polmonare, che riesca ad aumentare l’elasticità della gabbia toracica, del diaframma e dello stretto toracico superiore.

Il meccanismo respiratorio deve anche tener conto della miglior attività se in coordinamento con la mobilità vertebrale in toto e una buona spinta di ammortizzamento e rilancio del pavimento pelvico.

Inoltre non va dimenticato che la postura alterata può influire negativamente sulla capacità ventilatoria mandando in affaticamento i muscoli accessori della respirazione.

IL RESPIRO DELLA VITA VA PROTETTO E COCCOLATO