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Herpes zoster – Fuoco di Sant’Antonio

Herpes zoster - Fuoco di Sant'Antonio L’ HERPES ZOSTER, comunemente soprannominato FUOCO DI SANTANTONIO, è una patologia infettiva derivante dal virus della varicella (VARICELLA-ZOSTER).

Questo virus, già presente per avvenuto contagio, all’interno dell’individuo, ma tenuto a bada dal sistema immunitario, si riattiva manifestandosi con una sintomatologia tipica.

Conosciamo meglio l’Herpes zoster – Fuoco di Sant’Antonio

Quando la varicella passa, il virus non sparisce rimanendo latente e vivo all’interno dell’organismo, locandosi soprattutto nei neri periferici del sistema nervoso.

Vuol dire che nonostante siano molti gli anticorpi dedicati a tenere sotto controllo il virus della varicella e ad evitarne la sua moltiplicazione, il nostro organismo non riesce a debellarlo del tutto.

Generalmente il virus della varicella trova ospitalità nei gangli sensitivi delle radici spinali dorsali del midollo spinale, cosi come anche nei nervi cranici.

Raramente lo si trova collocato nelle corna anteriori delle radici spinali (quindi nella parte motoria), in questa situazione, potrebbe manifestarsi una paralisi dell’area innervata dai nervi interessati.

La presenza virale può associarsi ad una o più strutture neurologiche contemporaneamente.

Un virus dormiente

Herpes zoster - Fuoco di Sant'AntonioIl virus può rimanere sopito nei tessuti citati per lungo tempo, alle volte per tutta la vita, senza mai manifestare la patologia erpetica, oppure scatenare la sua evoluzione patologica.

Il virus della varicella si rimette in moto, quando le difese immunitarie diminuiscono, in presenza di stress, affaticamento fisico e/o mentale, alterazione del ciclo sonno-veglia, cattiva alimentazione, un’eccessiva e dannosa esposizione al sole.

Ancora, per patologie concomitanti, dopo abuso di alcuni tipi di farmaci, quali cortisone, immunosoppressori, chemioterapici etc.

La manifestazione dell’Herpes zoster – Fuoco di Sant’Antonio

Herpes zoster - Fuoco di Sant'AntonioIl paziente con herpes zoster, manifesta, a livello cutaneo, delle chiazze rosse, che con il passare dei giorni si trasformavano in vescicole, associando queste manifestazioni cutanee a prurito e dolore.

Le vescicole con il passare dei giorni si trasformeranno in pustole contenente pus, per poi evolvere nella fase di guarigione con la formazione di crosticine riparative.

Solitamente le vescicole si presentano lungo il decorso del nervo dove il virus della varicella si è nascosto e rifugiato.

Non è assolutamente raro che il dolore compaia prima delle manifestazioni cutanee, cosi come non è raro che perduri a lungo (parecchi mesi), dopo la risoluzione delle lesioni cutanee.

Si instaurerà quella che viene chiamata nevralgia post-erpetica, molto fastidiosa, alle volte invalidante per lo svolgimento delle normali attività di vita quotidiana.

L’eruzione cutanea può essere molto dolorosa, acuta, urente, pulsante, trafittiva, lancinante e può associarsi a febbre, mal di testa, dolori gastrici, sensibilità alla luce.

L’area corporea dove si manifesta maggiormente la patologia dell’herpes zoster è il tronco, dando un’ irradiazione antero-posteriore su un emilato del torace, ma va specificato che può investire ogni area cutanea del corpo.

L’Herpes zoster oftalmico

Herpes zoster - Fuoco di Sant'AntonioSecondariamente per casistica, può colpire il viso e in particolare modo gli occhi, in quest’ultimo caso si parlerà di herpes zoster oftalmico.

L’herpes zoster oftalmico è particolarmente pericoloso perché può causare dei danni permanenti all’occhio, pregiudicandone la funzione visiva.

Il fuoco di Sant’Antonio è una patologia che può presentarsi a qualunque età, ma è da considerarsi tipica negli adulati, affacciandosi maggiormente nella fascia di età degli anziani.

Il fatto di aver manifestato la patologia erpetica una volta, non ci mette assolutamente al riparo da eventuali manifestazioni analoghe nel corso della vita, pertanto c’è la possibilità del suo ripetersi.

La patologia in questione può essere trasmissibile solamente a persone che non hanno contratto l’infezione da varicella, oppure con i soggetti non vaccinati nella specificità.

Come avviene il contagio?

Herpes zoster - Fuoco di Sant'AntonioIl contagio avviene attraverso il liquido contenuto nelle vescicole, dove è presente il virus attivo della varicella e il paziente non è da considerarsi contagioso ne prima delle manifestazioni cutanee-vescicolari, ne dopo la riparazione cutanea con crosticine cicatriziali.

Ovviamente i soggetti a rischio che vengano a contatto con la parte infettiva dell’herpes zoster, non svilupperanno la patologia erpetica ma bensì la varicella.

Successivamente, nel corso degli anni, per tute la concause sopra indicate, potranno eventualmente manifestare il fuoco di Sant’Antonio.

L’herpes zoster viene diagnosticato da prima con un’ispezione visiva di facile interpretazione, per essere eventualmente confermata tramite le analisi di laboratorio, con la ricerca delle immunoglobuline specifiche della varicella nel sangue, per presenza e quantità.

Come si cura la patologia l’Herpes zoster – Fuoco di Sant’Antonio?

Herpes zoster - Fuoco di Sant'AntonioIl trattamento prevede l’utilizzo di antinfiammatori e analgesici per ridurre il dolore del paziente.

Le lesioni cutanee, devono essere ben pulite e asciutte, applicando dei bendaggi che prevengano lo sfregamento con gli indumenti e la trasmissibilità casuale del contatto con il liquido delle vescicole.

Sono efficacemente utilizzati, farmaci antivirali se assunti nelle primissime ore dalla manifestazione eruttiva cutanea.

Nel caso si sia sviluppata una nevralgia post-erpetica, la cura che verrà somministrata sarà quella comune ad ogni altra tipo di nevralgia.

Verranno associate cure fisioterapiche mirate al disimbrigliamento del nervo nei suoi punti critici di passaggio, migliorandone la sintomatologia algica riflessa e le contratture associate.

L’herpes zoster (fuoco di Sant’ Antonio) è una patologia che mette a dura prova chi ne viene colpito, fortunatamente con le giuste cure e la tempestività dei trattamenti, si può limitarne gli effetti e la pericolosità.

La salute passa attraverso la conoscenza e con l’articolo di oggi, abbiamo la possibilità di aggiungere un tassello al nostro benessere.

Virus e batteri

In questo periodo post lockdown, parlando con i miei pazienti, ho constatato che c’è confusione tra cosa siano i virus e cosa siano i batteri.

Virus e batteri: le differenze.

Cercherò in maniera semplice, senza entrare troppo nei dettagli, di illustrare le differenze e di aumentare le conoscenze in merito.

I virus

Virus e batteri 02Sono dei microrganismi, più piccoli dei batteri, si misurano in nanometri e possono avere forme diverse tra di loro.

Non hanno una struttura cellulare propria e per questo necessitano di legarsi a delle cellule ospiti per potersi replicare, il che vuol dire che non possono riprodursi in un ambiente esterno, ma ci possono sopravvivere avendo un’ autonomia variabile di alcune ore.

I virus appartengono a categorie diverse tra di loro e possono infettare qualunque tipo di cellula, l’uomo, gli animali, le piante, i funghi e addirittura i batteri stessi,  ed è per questo che le possibili fonti di infezioni sono innumerevoli e di varia natura.

E’ chiaro che ogni famiglia di virus avrà la possibilità di legarsi ad alcuni tipi di cellule ma non a tutte quelle esistenti.

Ci possono essere contagi trasmissibili tra uomo e animale, oppure tra animale e piante ma c’è da dire che, in percentuale, sono minori i casi in cui ci sia una trasmissione tra specie diverse, perché i virus generalmente sono altamente specifici.

Abbiamo detto che i virus non hanno una cellula propria, ma hanno un nucleo formato da materiale genetico che può esser DNA oppure RNA, è da dire anche che queste due forme genetiche non possono coesistere nel virus.

Quali sono le differenze tra DNA ed RNA?

DNA RNASono entrambi due acidi nucleici ma…..

Il DNA è formato da due catene avvolte a doppia elica, è il custode dell’informazione genetica dell’individuo, ed è contenuto nel nucleo di tutte le cellule.

L’ RNA è composto da una singola catena, partecipa alla sintesi delle proteine, alla trasmissione delle informazioni contenute nel DNA, ed è contenuto sia nel nucleo che nel citoplasma cellulare.

Il nucleo del virus è racchiuso in una capside, ovvero un rivestimento proteico, ed è importante dire che quando il virus si trova fuori dalla cellula si chiama virione e quindi lo troviamo nell’ambiente che ci circonda.

Quando il virus invece si trova all’interno della cellula e ha la capacità di replicassi, allora si chiama virus.

Quindi il virione si può trovare ovunque attorno a noi, il virus lo possiamo trovare solo ed esclusivamente dentro la cellula ospite.

Ma il virus come infetta l’organismo umano?

Il virus entra nell’organismo ospite, può rimanere localizzato nel punto di accesso e da qui può iniziare il suo processo di replicazione .

Dalla sede iniziale può rimanere confinato, oppure può diffondersi per vicinanza alle cellule limitrofe, può diffondersi a distanza per via ematica o per via linfatica.

Il virus quindi potrà contagiare sia le cellule dei sistemi di diffusione e sia gli organi dove vanno ad imbattersi.

Trasmissione virusLa trasmissione del virus viene chiamata orizzontale se trasmesso da individuo ad individuo, oppure verticale se trasmesso da madre a feto e quindi durante la gravidanza.

La trasmissione orizzontale può avvenire attraverso la saliva, i colpi di tosse o gli starnuti se ravvicinati, attraverso il sangue, le feci, le abrasioni e le lacerazioni cutanee, le mucose genitali, tramite i rapporti sessuali, attraverso morsi o punture di animali e tramite gli alimenti.

La trasmissione per via verticale avviene attraverso la placenta, oppure durante il parto nel passaggio dello scavo pelvico, per una lesione dei tessuti che lo ricoprono (utero, collo dell’utero, vagina, vulva).

Nell’approccio al virus è subito da chiarire che gli antibiotici non hanno nessun effetto, mentre sono utili e utilizzabili i farmaci antivirali.

AntiviraliGli antivirali

Gli antivirali hanno varie modalità di interazione con il virus e la cellula ospite, adottando varie strategie per neutralizzarli:

  • blocco della replicazione del genoma virale (i più utilizzati)
  • limitazione della penetrazione del virus nella cellula
  • blocco della sintesi proteica
  • blocco dell’uscita del nuovo virus dalla cellula infettata.

Un’altra strada farmacologica contro il virus è l’utilizzo di interferone.

L’interferone è normalmente autoprodotto dal corpo umano e stimola la generazione di particolari proteine, favorendo la degradazione dell’RNA MESSAGGERO virale e allo stesso tempo inibendo la sintesi di proteine virali.

Non ultimi sono i vaccini che permettono un immunizzazione attiva, ovvero inducono una risposta immunitaria, che metterà il soggetto in pre-allerta, tanto da riuscire a difendersi nel momento in cui si dovesse manifestare un attacco virale vero e proprio.

E’ da specificare che l’uso dei vaccini, è tanto utilizzato nel campo virale, quanto batterico.

Per conoscenza c’è da dire che esistono anche i vaccini per le allergie, ma quella è un’altra storia e non è questo l’articolo per parlarne.

I batteri

BatteriI batteri sono dei microrganismi autonomi più grandi dei virus, misurabili in micrometri e sono presenti ovunque, tanto nell’ambiente esterno quanto all’interno del corpo animale e quindi nell’uomo.

Sono diffusi in tutto il pianeta, nella terra, nell’aria, nell’acqua, riuscendo ad adattarsi e sopravvivere anche negli ambienti più ostili.

I batteri hanno un senso nella catena della vita e alcuni di essi sono necessari all’uomo stesso per il benessere della salute, basti pensare alla flora batterica intestinale, importante per il corretto funzionamento chimico biologico del cibo ingerito e per il mantenimento dell’omeostasi interna.

I batteri sono utili anche nel campo alimentare per la trasformazione di alcuni cibi.

Sono degli organismi solitamente unicellulari, dalla forma diversa, a seconda del tipo di batterio e si riproducono autonomamente, scindendo la propria cellula in due parti identiche e moltiplicandosi in maniera esponenziale.

Questa moltiplicazione ha un andamento che si distingue per l’ambiente dove avviene e per la disponibilità di nutrimento, infatti i batteri aumentano il loro volume, e si dividono (quindi si moltiplicano), fino a quando non scarseggiano le sostanze nutritive che gli danno l’energia vitale.

Una caratteristica dei batteri è quella di produrre tossine, ovvero delle molecole nocive generate dal catabolismo della cellula batterica stessa, le quali sono fondamentalmente divise in tre macro gruppi:

  • le endotossine (GRAM – )
  • le esotossine (GRAM + // GRAM – )
  • le anotossine.

La distinzione tra batteri GRAM + e – è dovuta fondamentalmente alla differente costituzione della parete batterica e vengono individuati tramite la differente colorazione GRAM a cui reagiscono.

Le endotossine sono le peggiori perché sono di natura lipidica, quindi non idrosolubili, resistono alle alte temperature, non stimolano la produzione di anticorpi e quindi rimangono in circolo nell’organismo con grande facilità, arrecandone danni.

Le esotossine sono di natura proteica, vengono distrutte dal calore e stimolano il nostro organismo a produrre degli anticorpi specifici, capaci a loro volta di neutralizzarle.

Le anotossine sono delle esotossine che hanno perso la loro tossicità, ma mantengono la capacità di stimolare la produzione di anticorpi, senza però arrecare danno all’organismo.

AntibioticiGli antibiotici

Per contrastare i batteri vengono utilizzati gli antibiotici, sostanze prodotte in laboratorio da un’origine naturale e sono generalmente suddivisi in 4 categorie:

  • battericidi
  • batteriostatici
  • ad ampio spettro
  • a spettro ridotto.

Questa suddivisione ci permette di individuare gli antibiotici nella capacità di uccidere i batteri (BATTERICIDI) o di bloccarne la crescita e quindi la riproduzione (BATTERIOSTATICI), agendo su una vasta platea di batteri (AD AMPIO SPETTRO), oppure solamente su alcuni tipi di microrganismi (A SPETTRO RIDOTTO).

Potrei continuare a parlare di virus e batteri in maniera specifica e specializzata ma molti dei dettagli chimici, biologici e patogeni, diventerebbero di difficile comprensione.

Mi interessava far conoscere ai miei lettori le differenze principiali tra VIRUS e BATTERI in maniera da aiutare a migliorare la conoscenza in merito, troppe volte confusa.

La salute passa attraverso la conoscenza e con l’articolo di oggi, abbiamo la possibilità di aggiungere un tassello al nostro benessere.

 

Nuovo coronavirus: si è contagiosi anche dopo la guarigione?

Uno studio in Cina trova tracce di coronavirus nella gola di 4 pazienti guariti e dimessi. Se confermata, non sarebbe per forza una cattiva notizia.

test coronavirus

Fonte: Focus

Il virus SARS-CoV-2 potrebbe persistere nel corpo umano per settimane dopo la guarigione: è quanto ipotizzato da un ristretto studio cinese, svolto su 4 pazienti soltanto e pubblicato sulla rivista JAMA.

Se confermata su un campione più ampio, la riluttanza del nuovo coronavirus ad abbandonare l’organismo non sarebbe un fatto così strano.

Molti virus rimangono in quantità ridotte nel corpo infettato anche dopo la scomparsa dei sintomi, e in genere questi patogeni sono quelli che scatenano efficaci risposte immunitarie alla possibilità di una nuova infezione.

NEGATIVI. ANZI, NO

Per lo studio sono stati seguiti quattro operatori sanitari tra i 30 e i 36 anni contagiati dal nuovo coronavirus e curati all’Ospedale Universitario Zhongnan, a Wuhan, tra il 1 gennaio e il 15 febbraio.

Il ricovero ospedaliero si è reso necessario per un paziente soltanto; dopo le cure con antivirali, tutti sono guariti.

Con la scomparsa dei sintomi e due test negativi consecutivi, i quattro sono stati dimessi e invitati a una quarantena domestica di altri cinque giorni.

Come prassi, sono stati testati di nuovo per il coronavirus tra il quinto e il tredicesimo giorno post dimissioni: a sorpresa, tutti questi test di follow-up sono risultati positivi al virus.

Per i ricercatori, questo sembra suggerire che almeno una parte dei pazienti guariti dal COVID-19 resti per qualche tempo portatrice del virus.

Non sarebbe una novità: anche Ebola e Zika restano rintracciabili per mesi nell’organismo delle persone guarite.

I tamponi per il coronavirus cercano tracce genetiche del patogeno nel muco o nella saliva dei pazienti: poiché i quattro erano stati trattati con uno degli antivirali che si stanno testando contro l’infezione, l’oseltamivir, è possibile che al momento dei test pre-dimissioni il virus fosse presente in dosi talmente basse da passare inosservato.

LIEVE RIPRESA

Dopo la sospensione del trattamento, il virus potrebbe aver ricominciato a replicarsi in quantità minime, senza provocare nuovi sintomi ma risultando rintracciabile dai test.

Secondo gli autori dello studio, a quel punto i pazienti non erano particolarmente contagiosi, perché non tossivano e non starnutivano.

Essendo operatori sanitari, hanno osservato scrupolosamente le norme per prevenire la trasmissione del coronavirus, tanto che nessuno dei loro familiari è stato contagiato.

La trasmissione in circostanze come queste potrebbe comunque avvenire attraverso contatti più intimi, per esempio bevendo dallo stesso bicchiere.

UNA DIVERSA SITUAZIONE

I risultati aiutano a interpretare il caso di ricaduta di COVID-19 documentato in una paziente giapponese.

A differenza dei soggetti di questo studio, la donna ha avuto una recrudescenza di sintomi – forse in seguito a un nuovo contagio o, forse, perché il coronavirus è riuscito a moltiplicarsi in quantità tali da produrre nuovi danni alle vie respiratorie.

I virus che permangono a lungo nell’organismo sollecitano anche più decise risposte immunitarie: il nostro organismo rimane immune ai coronavirus del raffreddore per uno o due anni, a meno che non si ripresentino in seguito in forma mutata.

Linfedema

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Introduciamo questo difficile e delicato argomento con un accenno al sistema linfatico e alla linfa in esso contenuto.

Linfedema001Il sistema circolatorio linfatico drena i liquidi dallo spazio interstiziale dei tessuti verso la circolazione sanguigna, utilizzando una strada circolatoria a senso unico indirizzata verso il cuore.

La linfa è il liquido che circola nel sistema linfatico, si forma dalla parziale perdita di plasma dal letto circolatorio dei capillari sanguigni, si raccoglie nell’interstizio esistente tra un tessuto e un’altro e si arricchisce di altro materiale come proteine, lipidi, ormoni, antigeni e prodotti del metabolismo cellulare durante il suo viaggio verso la zona cardiaca.

La linfa è anche uno dei protagonisti della risposta immunitaria, sia come spazzino catabolico della lotta tra il sistema immunitario e i batteri / virus che ci minacciano quotidianamente e sia come trasportatore tra un tessuto ed un altro di elementi necessari per la lotta all’agente patogeno.

E’ altrettanto vero però che il sistema linfatico stesso, per la sua interazione con gli spazi interstiziali tessutali, può essere a sua volta un veicolo di diffusione della patologia, nel momento in cui l’agente patogeno scappi o sopravviva alla morsa del sistema immunitario.

La linfa scorre nei sui vasi spinta dal linfagione.

Linfedema002Il linfagione è un segmento del vaso linfatico innervato dal sistema nervoso autonomo, ha una capacità contrattile e si trova tra una valvola di chiusura e l’altra.

Le valvole di chiusura servono a far avanzare la linfa in un unico senso e a non creare rigurgito.

Il linfagione fa partire uno stimolo alla contrazione nel momento in cui le sue pareti si riempiono di liquido e subiscono una spinta pressoria interna ben definita. In condizioni di riposo il linfagione ha un ciclo minuti di circa 12 contrazioni.

Il sistema di spinta della linfa, oltre all’intervento del linfagione, subisce l’influenza anche della contrazione muscolare nelle attività quotidiane, della mobilità delle articolazioni, del ritmo cardiaco e di quello respiratorio, ovvero per merito di tutto ciò che attivandosi crea una modificazione di pressione che attui una spinta esterna al vaso circolatorio linfatico favorendone la dinamica dei flussi.

Linfedema003Il linfedema è un accumulo di linfa nell’ interstizio cellulare e tessutale causato da un’anomalia del sistema linfatico che porterà un edema di tipo linfatico localizzabile in vari distretti; si colloca con più facilità negli arti inferiori in primis, negli arti superiori, ma lo possiamo trovare in maniera ridotta un po in ogni distretto.

L’edema linfatico è diviso in due grosse categorie:

  • primario
  • secondario

Il linfedema primario è causato da un’alterazione congenita morfologica o funzionale del sistema linfatico, ovvero la sua anatomia e il suo stato di funzionamento non è sviluppato in maniera ottimale.
Un esempio tipico é la malattia di Milroy caratterizzata da un’alterazione patologica genetica della normale microarchitettura del sistema linfatico.

Linfedema004Raramente lo si riscontra in età infantile, ha dei picchi di comparsa in età adolescenziale, si manifesta in maniera evidente nel decennio tra i 30 e i 40 anni e tardivamente dopo i 70 anni.

Il linfedema secondario è causato da eventi traumatici, da effetti collaterali, da patologie secondarie che modificano la capacità circolatoria del sistema linfatico.

Vediamo nello specifico quali siano le cause secondarie:

  • adenopatie, ovvero ingrossamento dei linfonodi per aumento delle cellule costituenti o per la locazione di cellule normalmente non presenti
  • condizioni post flebitiche che creando patologie infiammatorie del circuito venoso comportano un conseguente stallo circolatorio linfatico
  • post chirurgico per eventuale danno tessutale o per la formazione di aderenze o di di grossolane cicatrizzazioni
  • effetti collaterali di terapie massive come radioterapia o chemioterapia che possono danneggiare il delicato sistema linfatico
  • linfagiti, vale a dire infezioni dei vasi linfatici per via batterica o virale

Linfedema005La manifestazione di un linfedema é divisa in 4 stadi:

  1. Vasi danneggiati ma senza gonfiori visibili
  2. Gonfiore nella giornata che si riduce parzialmente o totalmente dopo aver tenuto gli arti sollevati. Alla pressione della zona con un dito si forma una depressione che si riallinea e scompare dopo alcuni secondi e mai immediatamente
  3. Gonfiore persistente anche dopo riposo prolungato, la pelle è rigida ed è difficoltoso creare una depressione sulla cute dopo spinta pressoria del dito, così come è difficile pinzare la pelle tra le dita
  4. Il gonfiore cambia la morfologia dell’arto, compaiono delle vescicole contenente linfa e si può riscontrare quella che viene definita elefantiasi

Il linfedema comporta nelle zone interessate vari effetti patologici:

  • affaticamento
  • riduzione di mobilità articolare
  • dolore generato a seconda della pressione che esercita in maniera costante o intermittente su muscoli, nervi, legamenti, articolazioni, arterie, vene, fasce di connessione etc.
  • alterazione del tessuto coinvolto andando verso una modificazione cellulare che porterà rigidità e fibrosità
  • acidifacione dei tessuti per il ristagno dei cataboliti in loco, aumentando l’acidità del ph locale e creando le basi per un’infiammazione cronica basale

Linfedema006Per diagnosticare un linfedema si possono utilizzare varie strade:

  • raccolta di dati anamnestici
  • test e segni clinici come il segno pressorio cutaneo, la valutazione della cute, il segno di Stimmer, la misurazione e valutazione centimetrica o volumetrica rispetto la zona controlaterale, li ove sia possibile
  • esami strumentali per mezzo di somministrazione di liquido di contrasto

 

Linfedema007Le terapie mirano a migliorare e favorire il drenaggio linfatico con tecniche manuali di Linfedema008svuotamento e convogliamento verso le stazioni linfonodali primarie per poi favorirne il ritorno in zona cardiaca.

Vengono utilizzate bende compressive graduali per bendaggi che favoriscano il movimento circolatorio dalla periferia al centro.

Per ovviare ai bendaggi che devono essere fatti da uno specialista, nei casi meno severi, si possono utilizzare dei cilindri compressivi progressivi come ad esempio le calze a compressione graduata.

 

Linfedema009Un’altra metodica utilizzabile è la pressoterapia, un macchinario con dei manicotti a pressione variabile che vengono gonfiati e sgonfiati ripetutamente in maniera ritmica favorendo il flusso direzionale dei liquidi.
Vengono utilizzati anche dei farmaci come stimolatori della mobilita dei linfagioni e ad azione proteolitica.
Il movimento è fondamentale perchè sia il ritmo cardiaco, sia quello respiratorio e il meccanismo di contrazione rilasciamento muscolare, favoriscono in maniera autonoma la circolazione linfatica.
Le abitudini quotidiane sono importanti ed evitare stasi posturali protratte per parecchie ore diventa importante nella gestione quotidiana
Le pause e il riposo con posizioni favorevoli al drenaggio linfatico sono da preferire.

Linfedema10L’alimentazione che non dia un sovraccarico di proteine e di sali è fondamentale per non aumentare il circolo vizioso patologico del linfedema.
Il peso è un nemico della circolazione linfatica pertanto bisogna cercare di mantenere una linea congrua con la statura e la stazza del paziente.

Anche la temperatura a cui il paziente è sottoposto non dovrebbe mai passare le soglie limite dei 22-41 gradi, perché oltre questi limiti la circolazione linfatica subisce una diminuzione della sua funzione.
In conclusione il linfedema è una patologia invalidante a vari livelli ma che se ben gestita può mantenere una qualità di vita buona, lasciando la persona libera di svolgere una vita normale ma senza eccessi.

10 cose che (forse) non sai sul sistema immunitario

Se non fosse per il sistema immunitario nessuno sopravvivrebbe a lungo: questa linea di difesa ci protegge infatti non solo da ospiti sgraditi come virusbatteri e parassiti, ma anche dalle nostre stesse cellule, mutate a causa di malattie come il cancro.

Di ELISABETTA INTINIFocus.it

In queste settimane, complice l’ondata stagionale di influenza, il sistema immunitario è stato spesso chiamato in causa e anche un po’ ingiustamente denigrato(e proprio nel pieno della battaglia, il cui sintomo è la febbre): ecco allora alcuni fatti sorprendenti, spesso poco noti, che ve lo faranno apprezzare di più.

1. È DISTRIBUITO IN TUTTO IL CORPO. 

La fitta rete di sorveglianza del sistema immunitario comprende una serie di organi deputati alla produzione di globuli bi (milza, midollo osseo, linfonodi, tonsille, timo – una piccola struttura nella parte anteriore del torace), tessuti e cellule circolanti, messi in comunicazione tra loro dai vasi linfatici.

Le cellule immunitarie sono distribuite anche in tutti i tessuti del corpo, che raggiungono grazie alla circolazione sanguigna: con un dispiegamento di forze così massiccio, è difficile per un patogeno passare inosservato.

2. LE SUE ARMI DI PUNTA SI TROVANO NEL SANGUE.

Nell’arsenale di cellule che fanno da guardia all’organismo si distinguono soprattutto fagociti e linfociti.

I primi, che si sviluppano nel midollo osseo, costituiscono una prima linea difensiva aspecifica (non specifica) e inglobano nel loro citoplasma le molecole estranee che, lasciate libere di circolare, potrebbero creare problemi. Cellule simili con le stesse funzioni si ritrovano anche in organismi molto elementari.

I patogeni che riescono a superare questa prima barriera incontrano una difesa specializzata: i linfociti sono capaci di generare e modificare gli anticorpi che riconoscono antigeni specifici sulla superficie dei patogeni, e di neutralizzarli. Soltanto nei vertebrati si è sviluppato questo secondo livello di difesa “su misura”.

3. FU DESCRITTO PER LA PRIMA VOLTA 2.400 ANNI FA. 

Lo storico greco Tucidide, descrivendo un’epidemia di peste che aveva colpito Atene nel 430 a.C., annotò come le persone già contagiate una volta e sopravvissute non si ammalassero più: «Coloro che si erano salvati dall’epidemia […] conoscevano già quelle sofferenze e per se stessi non avevano più nulla da temere; il contagio infatti non colpiva mai due volte la stessa persona, almeno non in forma così forte da risultare mortale».

Questo principio fu sfruttato nel 1796 dal medico britannico Edward Jenner per sviluppare la prima forma di immunizzazione mediante un vaccino: quello contro il vaiolo. I contadini che entravano in contatto con forme di vaiolo bovino o equino risultavano infatti immuni alla versione umana del virus.

Il virus del vaiolo umano in un'illustrazione 3D

Il virus del vaiolo umano in un’illustrazione 3D

4. LA MILZA È UN CENTRO NEVRALGICO. 

Senza milza si può vivere, tuttavia questo organo posto tra lo stomaco e il diaframma è uno snodo importante per le cellule del sistema immunitario. Possiamo immaginarla come una sorta di linfonodo gigante in cui vengono prodotti nuovi globuli bianchi, ci si disfa di quelli vecchi e si mettono in comunicazione quelli già in circolo.

5. RECLUTA ANCHE ORGANI “INUTILI”. 

Avete forse sentito parlare dell’appendice come organo vestigiale, così chiamato perché a lungo considerato un relitto evolutivo – ossia un inutile residuo dell’evoluzione che spesso si infiamma e va asportato.

Pare tuttavia che questa piccola struttura sia importante per mantenere in equilibrio e ben assortita la flora batterica intestinale, soprattutto quando i “batteri buoni” risultano in minoranza.

Alcune cellule immunitarie scoperte di recente nell’appendice, chiamate cellule linfoidi innate, aiutano a ripopolare l’intestino di batteri buoni e a contenere eventuali infezioni senza che si propaghino tra un tessuto e l’altro.

6. PUÒ INFLUENZARE LE INTERAZIONI SOCIALI. 

La convinzione che cervello e sistema immunitario fossero isolati e non in comunicazione l’uno con l’altro è stata in parte smentita da uno studio pubblicato su Nature nel 2016.

Una molecola prodotta dalle cellule immunitarie in risposta alle infezioni, l’interferone gamma, sembra avere un ruolo determinante nei comportamenti sociali di molti animali, dagli zebrafish (il Danio rerio, un piccolo pesce d’acqua dolce) ai topi.

In laboratorio, sui topi, quando questa molecola viene bloccata gli animali divengono meno socievoli. Ripristinandola, la socialità torna a livelli normali. Le relazioni sociali sono il veicolo principale di diffusione dei patogeni: l’ipotesi è che l’interferone gamma abbia incoraggiato la socialità nel corso dell’evoluzione, aiutando i patogeni a diffondersi ma anche il nostro sistema immunitario a fortificarsi.

7. ALCUNE SUE CELLULE “KILLER” DIVENTANO “BUONE” NEL CORSO DELLA GRAVIDANZA. 

I linfociti natural killer (le cellule più aggressive del sistema immunitario) presenti nell’utero materno svolgono l’insospettabile funzione di balie nelle prime settimane di gestazione, sostenendo il feto con la produzione di specifici fattori di crescita.

Illustrazione: il virus ebola all'attacco del sistema immunitario.

Illustrazione: il virus ebola all’attacco del sistema immunitario.

8. LE CELLULE PAC-MAN NEUTRALIZZANO I TUMORI INFANTILI.

Alcuni scienziati dell’Università di Stanford hanno scoperto che una proteina espressa sulla superficie delle cellule, chiamata CD47, interagisce con i macrofagi (i fagociti che inglobano, come un pac-man, i patogeni nella prima linea di difesa) inviando loro un segnale di “non belligeranza”.

Alcune cellule tumorali ingannano il sistema immunitario producendo grandi quantità di CD47, supplicando così i macrofagi di non mangiarli. Quando si riesce a bloccare farmacologicamente questo segnale, i macrofagi possono eliminare le cellule tumorali, riducendo la necessità di terapie con elevati effetti collaterali.

9. PUÒ ESSERE INGANNATO PER COMBATTERE IL DIABETE. 

Gli scienziati del MIT hanno dimostrato che incapsulando cellule pancreatiche umane in biomateriali derivati dalle alghe, e trapiantandole su pazienti affetti da diabete di tipo 1, il sistema immunitario non le attacca, e la loro capacità di produrre insulina rimane immutata.

10. HA UNA MEMORIA DA ELEFANTE. 

Il sistema immunitario può ricordare un’infezione anche a decenni di distanza: i pazienti sopravvissuti alla prima epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo, risultano ancora immuni all’infezione dopo oltre 41 anni dal contagio. Questa “capacità di ricordare” è dovuta a un ristretto gruppo di linfociti che sopravvivono anche 10 volte più a lungo degli altri, specializzandosi nel riconoscere il patogeno alla successiva ricomparsa.

 

Asma

asma_01L’asma è una patologia cronica ostruttiva reversibile delle vie aeree.

I bronchi sono soggetti ad una infiammazione cronica e parallelamente la loro muscolatura liscia (governata dal sistema nervoso autonomo) va in contrazione.

asma_02Queste due condizioni provocano:

  • una iperattività bronchiale
  • un aumento di liquido interstiziale (edema)
  • una produzione eccessiva di muco
  • una riduzione del passaggio del flusso d’aria.

L’asma mantiene un’attività patologica di base ma con un’alternanza di fasi che la vede in alcuni momenti asintomatica e in altri acuta.

asma_03Le via aeree sono simili ai rami di un albero, dove il tronco è la trachea e la chioma sono i polmoni.

Trachea – bronchi principali – bronchi lobari – bronchioli – alveoli polmonari.

Tutto il sistema respiratorio che va dai bronchi agli alveoli è contenuto all’interno dei polmoni.

Gli alveoli sono il punto di interscambio tra il sangue e l’aria, qui il sangue viene liberato dall’anidride carbonica e ricaricato di ossigeno.

asma_04Il paziente asmatico sintomatico ha queste caratteristiche:

  • difficoltà nel respirare, può passare da una condizione di fame d’aria all’incapacità di respirare
  • il respiro è sibilante, si avverte un fischio sia in fase inspiratoria quanto in fase espiratoria
  • senso di affanno e di oppressione toracica
  • tosse stizzosa persistente

asma_05La sintomatologia ha varie sfumature di intensità e di aggressività, pertanto nelle fasi iniziali di insorgenza della malattia, non sempre ci si rende conto di quanto stia accadendo e non sempre il soggetto si preoccupa al punto da farsi visitare.

Il campanello d’allarme va ascoltato quando i sintomi si manifestano anche in maniera lieve, sia che si scatenino in gruppo e sia che si presentino singolarmente, con frequenza multipla mensile e soprattutto deve far riflettere il caso ove rispondano ai farmaci antiasmatici.

La patologia in questione è subdola perché rischia di creare un danno sommatorio ogniqualvolta si acutizza e non si riesce a sopirla in tempi rapidi, in quanto la diminuzione di ossigenazione crea problemi ai tessuti e in più rischia di danneggiare gli alveoli in maniera diretta.

Le cause della patologia sono molte e varie tra di loro:

  • familiarità e predisposizione genetica, la presenza nelle parentela diretta ci deve tenere in allerta sulla possibilità percentuale di sviluppo della malattia
  • allergie, il sistema immunitario si attiva in maniera forte e aggressiva nei confronti di uno o più agenti che rendono patologicamente sensibile il nostro organismo.

Nel caso dell’asma generalmente si associa anche ad altre sintomatologie come rinite, congiuntivite, ma non sarebbe per nulla strano trovare una crisi asmatica isolata rispetto ad una attivazione allergica.

asma_06Le allergie possono essere riferite a qualunque cosa come:

  • pollini, polveri, peli di animali, alimenti, tessuti etc etc etc.
  • ipersensibilità a fattori irritativi che non scatenano nessun tipo di allergia ma mettono in difficoltà il sistema respiratorio creandogli un forte disagio. Il fumo, lo smog, i pollini stessi cosi come gli acari, possono dare il via ad una acuzie asmatica pur non essendo il soggetto allergico
  • virus e batteri, nel momento in cui attaccano il sistema respiratorio causando una patologia diretta, possiamo trovare associata una forma asmatica che in questo caso diventa secondaria ad una infiammazione batterico/virale bronchiale, pertanto le bronchiti e peggio le polmoniti potranno manifestare in maniera secondaria una forma asmatica legata alla durata critica della patologia di innesco
  • esercizio fisico intenso e grosse emozioni come una forte risata, possono affaticare la muscolatura bronchiale e mandarla in spasmo con la riduzione di passaggio d’aria e ipersecrezione di muco
  • gravidanza, nelle donne asmatiche si può avere una incremento delle manifestazioni acute e un aumento dei sintomi manifesti. Tendenzialmente la situazione si ristabilirà nel periodo post partum.

Possiamo riassumere che le cause scatenanti dell’asma possono essere divise in due grosse categorie:

  • AMBIENTALI, ovvero tutto quello che circonda la persona e che accende la manifestazione clinico-sintomatica
  • INDIVIDUALI, vale a dire tutte quelle caratteristiche personali di incompatibilità con lo stato di buona salute del sistema respiratorio e che lo squilibra predisponendolo a una patologia asmatica, manifestandola.

asma_07Una nota a se merita l’asma provocata dal reflusso gastro-esofageo; il passaggio a ritroso di cibo e di succhi gastrici dallo stomaco all’esofago, mette il soggetto nella condizione di respirare una parziale quantità di molecole aeree degli acidi dello stomaco, che irritando i bronchi di un soggetto sensibile, può causare un attacco acuto di asma.

In questo caso la tosse si confonde tra quella causata dal reflusso gastro-esofageo e quella bronchiale per cercare di mobilizzare ed eliminare l’eccesso di muco che si produce.

Anche in questo caso come in ogni approccio diagnostico la raccolta dei dati (anamnesi) è fondamentale, bisogna cercare di capire e di catalogare i sintomi che il paziente racconta, vanno cercate delle relazioni parentali li ove siano presenti, va rappresentato il quadro di sofferenza nel tempo e nelle relazioni personali – ambientali.

Nel momento in cui si riesce ad inquadrare il campo di appartenenza della malattia, va sottoscritta scartando le possibili patologie similari ma non combacianti, tramite la diagnosi differenziale.

asma_08Per la diagnosi di asma un esame diretto di facile utilizzo e di poco impegno è la spirometria, esame per merito del quale si può misurare il cambiamento di volume del sistema respiratorio, utilizzando una inspirazione ed una espirazione massimale lenta.

I volumi polmonari variano in base all’età, al sesso e in rapporto alla stazza del paziente.

L’approccio terapeutico ha una primarietà farmacologica per poter tenere a bada l’evoluzione della malattia e limitare i danni nel tempo.

Dal momento in cui la diagnosi è conclamata, la cura va continuata anche in assenza di sintomi, perché ad ogni nuovo attacco acuto si rischia di arrecare dei danni sempre maggiori.

asma_09Vengono usati dei farmaci di fondo che si assumono in maniera continuativa per tenere sotto controllo la patologia e dei farmaci al bisogno da utilizzare per una reale necessità al momento dell’acutizzazione sintomatica.

Le categorie farmacologiche vanno divise a seconda che agiscano sull’infiammazione o se interagiscano con la muscolatura liscia bronchiale.

Vanno anche divisi e catalogati a seconda che si utilizzino per via inalatoria o per via sistemica.

asma_10Insieme alla cura farmacologica non va dimenticata una terapia manuale adatta, applicata dallo specialista, ad azione diretta e indiretta che possa aumentare la capacità polmonare, che riesca ad aumentare l’elasticità della gabbia toracica, del diaframma e dello stretto toracico superiore.

Il meccanismo respiratorio deve anche tener conto della miglior attività se in coordinamento con la mobilità vertebrale in toto e una buona spinta di ammortizzamento e rilancio del pavimento pelvico.

Inoltre non va dimenticato che la postura alterata può influire negativamente sulla capacità ventilatoria mandando in affaticamento i muscoli accessori della respirazione.

IL RESPIRO DELLA VITA VA PROTETTO E COCCOLATO