Tromboflebite

Tromboflebite 01La tromboflebite è un’infiammazione della parete venosa che porta alla formazione secondaria di un trombo, ovvero di un coagulo di sangue all’interno della vena stessa, aderendo alla parete intima del vaso.

Tromboflebite 02Le piastrine del sangue si legano tra di loro e approfittando delle rugosità vasali che si formano per via dell’infiammazione, aderiscono ad esse.

Le piastrine sono gli elementi più piccoli del sangue e insieme agli enzimi della coagulazione permettono il passaggio del sangue stesso, dallo stato liquido a quello solido, dando il via alla formazione del trombo, nel momento in cui si riuniscono insieme.

Il sistema venoso del corpo umano vede la presenza di vasi superficiali e vasi profondi, pertanto anche la tromboflebite sarà di tipo superficiale e di tipo profonda, anche se sarebbe corretto parlare della tromboflebite profonda come trombosi venosa profonda.

Le vene superficiali si trovano nello strato più esterno, sono più piccole e drenano nelle vie venose maggiori, mentre le vene profonde le troviamo nella parte più intima del segmento, sono più interne e hanno una via di drenaggio diretta.

La tromboflebite può manifestarsi su ogni vaso venoso, ma si presenta maggiormente dove la circolazione rischia un rallentamento significativo, pertanto la casistica maggiore è a carico degli arti inferiori, ma non è fuori luogo confrontarsi con manifestazioni patologiche dell’arto superiore, dei vasi del collo e di altre zone ancora.

Le cause

Tromboflebite 03Le cause che possono portare dalla tromboflebite sono molte:

  • stasi venosa o rallentamento del flusso venoso
  • vene varicose
  • infiammazione del tessuto venoso
  • infezioni
  • traumi diretti sulla parete venosa
  • traumi della zona
  • aumento della coagulazione del sangue (trombofilia)
  • il mantenimento per lungo tempo di una posizione con riduzione del movimento articolare e della contrazione muscolare
  • cateterismi venosi
  • compressioni prolungate della zona
  • farmaci che influiscono sulla viscosità sanguigna per via diretta o indiretta
  • obesità
  • gravidanza
  • fumo
  • alcool
  • familiarità di vasculiti e tromboflebiti.

Come potete capire leggendo le varie cause, tutte quante per un motivo od un’altro, riconducono ad un rallentamento se non addirittura ad una stasi del sangue venoso, ad un danno della parete della vena di tipo infiammatorio, infettivo, traumatico, lesionale o compressivo, ad un’alterazione dei fattori di coagulazione del sangue.

Il tutto nel campo sanitario viene riassunto come TRIADE DI VIRCHOW.

I sintomi

Vediamo adesso la sintomatologia legata alla tromboflebite.

Tromboflebite 04La sintomatologia ha dei tratti di contraddistinguo tra una flebite di tipo superficiale e una di tipo profondo.

La tromboflebite superficiale manifesta rossore e irritazione della cute, edema superficiale locale, dolore e spesso il tronco venoso coinvolto diventa duro e ben localizzabile tramite la palpazione, proprio per la sua posizione superficiale.

Nella tromboflebite profonda la sintomatologia manifesta è più importante e coinvolge un’area ben maggiore rispetto a quella superficiale.

Il paziente riscontra un edema distrettuale generalizzato e non più segmentale, c’è una dolorabilità superficiale alla palpazione se non addirittura allo sfioramento e una dolorabilità profonda ben più acuta e costantemente presente, che si acuisce alla compressione.

La cute può manifestare delle dermatiti, subisce un cambiamento del trofismo, tendendo a scurirsi e ad assumere una pigmentazione cianotica, si possono notare anche dei segni di desquamazione superficiale e nei casi più gravi la presenza di ulcerazioni cutanee.

Il movimento dell’arto risulta difficoltoso, dolente all’esecuzione e soggetto ad affaticamento precoce.

Nelle situazioni limite il paziente può andare incontro a stati febbrili ed infezioni da prima localizzate, ma che se trascurate possono espandersi in maniera sistemica.

Le complicanze

Le complicanze più importanti che la tromboflebite può causare sono diverse a seconda che sia superficiale o profonda.

Tromboflebite 05La tromboflebite profonda è quella maggiormente pericolosa perché, dovendo supportare un deflusso maggiore di sangue e avendo delle vie di drenaggio dirette, possono dar luogo al distacco parziale o totale del trombo dalla parete venosa, dando il via al dislocamento dello stesso, formando un embolo.

L’embolo va considerato come un corpo estraneo insolubile, ovvero che non può sciogliersi in maniera autonoma, libero di scorrere nel sistema circolatorio.

L’embolo, nella sua corsa, può andare a bloccarsi in un vaso minore dove ridurrebbe o peggio ancora bloccherebbe, il normale flusso di sangue, causando un danno del tessuto di competenza.

Tromboflebite 06L’embolia potrebbe causare quindi un infarto del miocardio, un ictus cerebrale ischemico, un’embolia polmonare, ovvero tutte condizioni pericolosissime per l’incolumità e la vita del paziente.

Le complicanze della tromboflebite superficiale invece rimangono concentrate a livello locale, dove la permanenza di sangue venoso crea un’acidificazione dei tessuti, diminuendone la vitalità biologica e rovinando in maniera irreparabile il tessuto cellulare e valvolare della parete venosa.

La diagnosi

Tromboflebite 07

Nella diagnosi lo specialista sanitario si avvale della raccolta dati dei sintomi manifesti nel paziente, dell’esame clinico volto all’ispezione visiva e palpatoria della zona interessata, effettuerà dei test clinici di forza, resistenza e affaticabilità muscolare e compirà delle manovre specifiche per valutare la circolazione venosa superficiale e profonda, in maniera tale da poter stabilire la presenza di un’anomalia circolatoria.

Fondamentale sarà l’ecocolordoppler dei vasi per poter stabilire la funzionalità venosa, la velocità del flusso, lo stato infiammatorio del parenchima venoso e l’eventuale formazione di trombi.

Può ritenersi necessario nei casi di manifestazioni ripetute, richiedere le analisi del sangue per studiare i fattori di coagulazione del paziente.

Il trattamento

Il trattamento prevede varie misure e strade a seconda della gravità della tromboflebite, se sia di tipo superficiale o profonda e se sia in fase acuta o post acuta.

Nella tromboflebite superficiale, generalmente si associano farmaci antinfiammatori e antiedemigeni, non è raro vedere l’utilizzo di questi in forma topica, soprattutto se la manifestazione è recente e non particolarmente aggressiva, altrimenti vengono somministrati per via orale.

Nel caso la tromboflebite superficiale sia ad uno stadio avanzato si potrà rendere necessario l’utilizzo di anticoagulanti per evitare la formazione di trombi.

Tromboflebite 08La fisioterapia come l’osteopatia sono di grosso supporto per favorire il ripristino della circolazione, per ridurre l’edema e per sgonfiare il segmento interessato dalla patologia.

E’ molto utile l’utilizzo di ausili sanitari elastici con compressione graduale, per favorire il circolo venoso compensato dalla contrazione muscolare.

Nella flebite profonda la situazione si fa più dedicata perché le cure farmaciologiche in pomata saranno inefficienti e quindi da scartare, potranno essere utilizzati antinfiammatori non steroidi per abbassare la soglia del dolore causato dall’infiammazione della parete venosa e se non dovessero essere sufficienti si può ricorrere all’uso di analgesici.

Tromboflebite 09Nel caso la tromboflebite profonda non sia presa allo stato iniziale si può rendere necessario ricorrere all’utilizzo di farmaci anticoagulanti e se l’esame ecocolordoppler dovesse mostrare la presenza di un trombo sarà necessario ricorrere alla somministrazione di farmaci trombolitici, per ridurne il volume e diminuirne la pericolosità in caso di distacco.

Nei casi più gravi e soprattutto resistenti alle cure farmacologiche, si può rendere necessario l’approccio chirurgico, utilizzando stunt o filtri venosi a seconda della situazione a cui il chirurgo dovrà far fronte.

Nei casi di infezione delle vie venose e quindi di una tromboflebite settica, dove l’uso di antibiotici non abbiamo avuto sufficiente successo e il danno cellulare non riesca a fermarsi, sarà necessario l’asportazione del tessuto venoso e di quelli circostanti coinvolti.

Tromboflebite 10Una volta stabilizzato il paziente è necessario ricorrere ad un periodo di riabilitazione vascolare, mirata al drenaggio del segmento, al ricondizionamento della circolazione venosa, al ripristino del trofismo cellulare, del tessuto connettivo e muscolare, avvalendosi anche di bende o manicotti elastici che favoriscano il drenaggio e riducano l’effetto della stasi.

 

 

La tromboflebite è una patologia con cui non si scherza, nella maggior parte dei casi si risolve senza complicanze, tuttavia è importante fare tempestivamente una diagnosi corretta e agire in maniera veloce.

Adesso che ne sappiamo di più, difficilmente ci faremo cogliere impreparati.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *